Moondog – Moondog

Moondog - Moondog

Il progetto Pillole è nato con l’intento di parlare di musica in maniera scanzonata, nel tentativo di far conoscere la musica che mi ha accompagnato dall’infanzia ad oggi e provare a trasmetterne l’importanza che ha avuto per me.

Posso definire la musica come una cartina da tornasole delle esperienze vissute: riascoltando alcuni dischi o certi artisti, è facile risalire a determinati momenti passati, stati d’animo sopiti.

La presunzione che muove il progetto è la condivisione. Non mi reputo un genio, ma nemmeno l’ultimo degli scemi, nella mia testa ho sempre avuto un percorso chiaro, sapevo dove avrei voluto portarvi.  

Negli anni ho accennato un po’ qua, un po’ là, un argomento che ha sfaccettature di una complessità ai limiti del lesivo, ed oggi ho deciso di cominciare ad approfondirlo. Credo che il modo migliore sia quello di farlo attraverso un personaggio eccentrico, raccontandovi la sua storia più che la sua musica. La Musica contemporanea, così come l’avanguardia, non è così estranea come la dipingono, perciò non abbiate paura di confrontarvi col diverso, con la novità, perché rischiate di precludervi esperienze meravigliose.

Pertanto, mi auguro che questo sia solo il primo passo e che abbiate voglia di addentrarvi nella discografia di Louis Hardin e degli altri artisti che vi presenterò nelle prossime pubblicazioni. 

Sul crinale tra la leggenda realtà si è mosso il bardo per eccellenza: Moondog, al secolo Louis Thomas Hardin. Una figura eteroclita, che – se non vi fosse memoria fotografica – potrebbe benissimo esser stata frutto della fantasia di Tolkien. Solito aggirarsi per la 6th Avenue di New York, zona nella quale si è esibito – in modo continuativo – per una ventina d’anni suscitando l’interesse dei passanti e raccogliendo le celebrazioni di poeti beat e figli dei fiori. 

Nato e cresciuto nel Kansas, diviene maestro nell’autodidattismo dopo esserlo stato nell’autoerotismo. Moondog difatti perde l’uso della vista all’età di sedici anni per un eccessivo smanettamento del pistulino (quando massacrarsi di pippe rendeva ciechi). Come Shaka di Virgo, privandosi di un senso riesce a spingere verso l’eccellenza gli altri,  concentra perciò le proprie energie verso qualcosa di costruttivo, come imparare i rudimenti compositivi e prendere confidenza con un’ampia varietà di strumenti.  

“Quando avevo 6 anni mi recai con mio padre, che era missionario, alla convention presso la riserva Arapaho nel Wyoming e quando arrivammo stavamo facendo la danza del sole. Il Grande Capo mi prese e mi fece sedere sulle sue gambe, dandomi una bacchetta e facendomi battere sul tom-tom [non il navigatore ndr]. Ho cominciato così”. 

L’incapacità – per limiti evidenti – di poter scrivere spartiti, lo spinse a diventare un’artista di strada – vestito con cappa ed elmo da vichingo – votato all’improvvisazione su strumenti a percussione (con ritmo “Snake time” [per dirla alla Moondog ndr] rigorosamente 5/4 e 7/4). Fortunatamente, non ha vissuto (troppo spesso) come senzatetto, avendo un appartamento a Manhattan, non troppo distante dall’incrocio tra la 6th Avenue e la 53-54esima strada. Sarà in questi luoghi che adotterà il nome d’arte Moondog, in onore del cane suo compagno d’infanzia solito ululare verso la luna. 

Nel corso degli anni assume il ruolo di figura di spicco di quella che viene definita musica d’avanguardia; fonte d’ispirazione per tanti, apprezzato anche da pesi massimi quali Charlie Parker, ha avuto l’onore di conoscere Leonard Bernstein (capace di far bestemmiare Carreras), e Arturo Toscanini grazie al suo maestro Artur RodzinskyMoondog, emozionato dall’idea di avere dinanzi il direttore italiano, si china per baciargli la mano, al che l’irruento Toscanini si affretta a scansarla esclamando “Non son mica una bella ragazza”, suscitando così l’ilarità generale. 

Ma son qui per consigliarvi un disco in particolare – quello che mi ha aperto gli occhi – l’omonimo Moondog, secondo album di Louis Hardin uscito a distanza di 12 anni da The Story Of Moondog. Si presenta con 30 minuti eterogenei, frutto delle composizioni ideate nel lasso di tempo d’inattività discografica, nel quale spiccano una Ciaccona dedicata alla memoria di Charlie Parker, alcune composizioni sinfoniche (Symphonique #3 Symphonique #6 Symphonique #1) e due cosìddette minisyms, cioè quelle registrazioni effettuate con l’ausilio di una mini orchestra sinfonica. 

Su tutti però spicca Bird’s Lament, una perla che probabilmente avrete sentito un po’ qui un po’ lì, negli anni…  

“La musica non è granché senza la melodia. Perciò non scrivo musica atonale. La tonalità, più il ritmo e la melodia è ciò che fa per me […]. Non vorrei apparire arrogante affermando ciò, ma l’unica musica che mi appaga è quella composta da me, in quanto so che non offenderà le mie orecchie”. 

Mi auguro questo articolo sia stato di vostro gradimento e vi abbia solleticato ed incuriosito il necessario affinché ascoltiate qualcos’altro di questo bardo gentile. 

Pillole è tornato.

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