Neil Young & Crazy Horse – Everybody Knows This Is Nowhere

Neil Young & Crazy Horse - Everybody Knows This Is Nowhere

Everybody seems to wonder 
What it’s like down here 
I gotta get away 
from this day-to-day 
running around, 
Everybody knows 
this is nowhere. 

1969, 365 giorni che resteranno nella storia per molti motivi che non sto ad elencare per la millecentesima volta. In quest’anno vede la luce anche il primo sforzo discografico di Nello con l’aiuto dei Cavalli Pazzi, che lo zio scippa alla realtà dei The Rockets “Battezzai la band Crazy Horse e partimmo. The Rockets erano ancora insieme, ma quella era un’altra storia. I Crazy Horse sono per me la band con la quale mi è più facile entrare nel groove e interagire. C’è qualcosa di speciale nel loro ritmo, nella sensibilità di Ralph Molina per quello che sto suonando: lui sa dove vado col ritmo. […] All’epoca pensavo che Danny [Whitten ndr] fosse un grande chitarrista e cantante. Ma non avevo idea di quanto fosse grande. Ero troppo pieno di me per capirlo.”

Danny Whitten, dovrebbe essere citato in ogni articolo nel quale parlo di Neil (non dovrebbe essere l’unico a dire il vero), il suo potenziale lo scorgiamo in Cinnamon Girl, dove il duetto è quasi dominato dalla sua voce. Un esempio stupendo di impasto vocale lo troviamo anche in The Losing End, in questo caso Nello è predominante, ma i loro incroci sono meraviglia allo stato puro. Ha ragione Neil a rimpiangere Danny

Il rimorso per come sono andate le cose con Danny è risaputo, ma il Cuordipietra Famedoro della situazione (Nello) non è così cuor di pietra – o insensibile – come vuole apparire, perciò dedica Running Dry (Requiem For The Rockets) in onore dei suoi nuovi compagni di avventura. Un segnale forte nei loro confronti, una sorta di funerale laico che lascia intendere la volontà di avere il loro supporto incondizionato da lì in poi, oltre che un tributo sensibile per quanto hanno creato fin quel momento Whitten e compagnia bella. Per l’occasione Bobby Notkoff viene richiamato al suo ruolo di violinista ed interpreta magistralmente il tappeto musicale.

Perché cominciare l’articolo scrivendo di Running Dry? Perché è considerabile un brano spartiacque, di fatto l’inizio della storia musicale di Neil Young, quella delle lunghe cavalcate elettriche che grazie a dio troviamo ancora oggi nei suoi concerti dal vivo. Lunghe e violente cavalcate elettriche, ricche di feedback, rumore e note sbagliate.

Da qui nascono Down By The River e Cowgirl in The Sand, o meglio, prendono vita da un super-delirione da febbra (insieme a Cinnamon Girl). Perciò Down By The River è una murder ballad non murder ballad, si canta di un delitto passionale, per poi scoprire che tale delitto mai venne compiuto ed era solamente nella mente dell’uomo, un pianto disperato. In un live dell’84 Nello torna sui suoi passi affermando che l’uomo semplicemente non era dotato di molto autocontrollo e pensando che la donna lo tradisse, la uccise lungo la riva del fiume.

Aho, sinceramente a me non importa il senso intrinseco ed estrinseco, Down By The River è un pezzone aldilà del significato e va goduto in quanto tale. Resta comunque il fatto che Be on my side, I’ll be on your side, baby/ There is no reason for you to hide è una frase da potenziale omicida, alla stregua di WEEEEENDYYYY!!! in Shining.

Discorso a parte per Cowgirl In The Sand che offre maggiori spunti di chiacchiera e confronto. Dove la cowgirl potrebbe rappresentare l’ideale di donna molto complesso e trasversale differente dall’archetipo cantato ne la donna cannella. La frase “When so many love you, Is it the same?” potrebbe anche essere un riferimento che Nello fa a sé stesso, un tentativo di metabolizzare la dicotomia interiore tra fama e successo, un odi et amo colonna portante della carriera di Young, fulcro di ogni sua relazione musicale.

E allora il riferimento ai Buffalo Springfield diventa concreto nelle frasi “Old enough to change your name” come a voler dimostrare di aver maturato abbastanza esperienza ed insofferenza per intraprendere la strada solitaria; concetto rafforzato dal “has your band begun to rust”, come a voler metter del sale sulla ferita. Non è la prima né l’ultima volta che Nello si esporrà in maniera così decisa verso i suoi compagni di viaggio (Ambulance Blues vi ricorda qualcosa?).

Ma in tutto ciò, non scrivere qualcosa sulla copertina sarebbe un tragico errore, lascio perciò in chiusura spazio alle parole di zio Nello:

“Ero entrato in possesso di un cucciolo di nome Winnipeg, un pastore tedesco bianco con la punta delle orecchie colore oro scuro. […] Era un bravo cane e si trova sulla copertina e nell’interno di Everybody Knows This Is Nowhere. Quella foto di copertina originariamente fu fatta per il mio primo album da un fotografo ingaggiato dalla Reprise. […] Dentro la copertina apribile ci sono delle fotografie di me con la mia bellissima moglie Susan [Susan Acevedo, prima moglie di Nello con la quale convola a nozze all’età di 23 anni], oltre a Briggs, i Crazy Horse con Billy Talbot, Ralph Molina e Danny Whitten, e Winnipeg. Mi mancano molto i dischi con quelle loro copertine grandi e le buste interne.”

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3 pensieri su “Neil Young & Crazy Horse – Everybody Knows This Is Nowhere

  1. Pingback: Neil Young & Crazy Horse – Everybody Knows This Is Nowhere | l'eta' della innocenza

  2. In casa mi prendono in giro dicendomi che Neil è il mio vero padre e mi piace scoprire che altri, come me danno un valore artistico ad ogni suo lavoro. lui è profondo,frivolo, coinciso prolisso, elettrico,acustico, minimalista, pomposo…è tutto e il contrario di tutto, è!

    • Sono contento di trovare altri “adepti” di Nello 🙂 mi piace molto la descrizione che ne hai dato, rispecchia a pieno il suo spirito irrequieto e votato all’adempimento del suo grande scopo: assecondare la propria musa

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