Suede – Suede

Suede - Suede

L’entrata nel mercato discografico da parte dei Suede è decisa e fortunata, acclamati da pubblico e critica, riescono a ritagliarsi una vetrina importante nello scenario del britpop. L’omonimo Suede è stato registrato con 105.000 sterline ed ha avuto un hype da parte della critica albionica – notoriamente mai troppo tenera – riservato in passato solamente a pochi eletti.

L’androginia bowiana torna di moda a 20 anni di distanza dall’ascesa del glam-rock, l’atteggiamento e l’abbigliamento di Brett Anderson – decisamente effeminato – giocano un ruolo preponderante nel successo dei Suede. La scelta delle tematiche narrate all’interno dell’album dal duo Anderson/Butler fanno il resto: depressione e sessualità vengono trattati in misura paritaria, la cover del disco anticipa senza troppi veli a cosa andiamo incontro. Il bacio della coppia androgina è prorompente e di forte impatto, cavalca l’onda dell’estrema apertura mentale avuta nel Regno Unito ad inizio anni ’90 dopo una demonizzazione globale conseguenza della caccia alle streghe per la diffusione dell’AIDS.

Anderson ha più volte cercato di rimarcare il fatto che il disco non sia autobiografico per quanto si basi su sentimenti reali e fatti immaginari. Per quanto possiamo credere alle parole del frontman, non possiamo automaticamente escludere che in So Young non venga trattata l’overdose della sua ragazza dell’epoca; o che la morte di sua madre non venga metabolizzata in The Next Life. Ulteriori riferimenti sono possibili da cogliere in She’s Not Dead che sarebbe la storia del suicidio di sua zia e del suo amante, così come in Breakdown si approfondirebbe la depressione di un suo amico di scuola. Insomma, come avrete desunto torniamo a parlare di argomenti radiosi in questi spazi.

Il boom i Suede lo fanno però con Animal Nitrate, una canzone che parla di violenza, abusi, sesso e droga, nello specifico il nitrato di amile (popper)… non sarà autobiografica (forse), ma anche in questo caso non andiamo molto sul leggero.

Il video suscitò parecchio scalpore per un bacio tra due uomini che ne ha decretato il divieto di trasmissione di lì a poco. Oltretutto, Anderson credeva che sarebbe stata una buona idea replicare l’effetto da band live nel videoclip, perciò portò un po’ di cocaina durante le riprese così che tutta la band si immedesimasse in una situazione da “musica dal vivo”. Per questo motivo tutti i membri nel video danno l’idea di vivere in una condizione decisamente eccitata.

Non mancano però momenti puramente pop e glam con gli altri due singoli: The Drowners – vero e proprio inno britpop che ha influenzato musicalmente gran parte dei gruppi inglesi a venire – e Metal Mickey che richiama le hit pop anni a cavallo tra i ’60 e ’70 ma con vestiti moderni.

Blur – Parklife

Blur - Parklife

Il 1994 è l’anno del Britpop: Oasis, Suede, Pulp, Blur… chi più ne ha più ne metta! Tre aggettivi per definire la maggior parte di loro? Prolifici, meteore e teste di cazzo. Simpatici come la candeggina negli occhi, con la spocchia di chi è andato a dormire senza bere la tazza di thè delle 6 p.m.

Il terzo album dei Blur è il disco che consacra il Britpop, un successo commerciale e di critica che aiuta l’effettiva esplosione di questo nuovo movimento, l’album che li spinge un gradino più in alto rispetto agli Oasis del periodo (guerra senza esclusione di colpi con battute pesanti da entrambi i lati, naturalmente la palma degli stronzi di turno va ai fratelli Gallagher, mentre i Suede sono tagliati fuori dal litigio). Albarn, al termine delle registrazioni di Modern Life is Rubbish, comincia a buttar giù canzoni su canzoni, pezzi pop con un tocco New-wave e anche “barrettiani”, basandosi sul suo senso critico e cinico.

Il grande ostacolo alla realizzazione di Parklife è rappresentato dalla pessima condizione finanziaria in cui versa la band che ha indotto i membri a registrare in studio nel minor tempo possibile.

Questo lavoro, grazie anche alla chitarra di Graham Coxon, riesce a ritrarre in maniera abbastanza fedele, come se fosse un’istantanea, l’Inghilterra di quel periodo, i comportamenti e le sonorità tipiche degli anni ’90.

Girl & Boys è stata una delle canzoni più redditizie per i Blur, canzone a primo acchito semplice ma con una struttura musicale più complessa di quel che si pensi (tant’è che un altro simpaticaccio della musica inglese, Thom Yorke, ha dichiarato che è la canzone che gli sarebbe piaciuto scrivere), accompagnata da un videoclip abbastanza divertente nella sua bruttezza che vede la presenza degli stessi Blur che eseguono la canzone mentre sullo sfondo vengono mandati degli spezzoni di gente in vacanza.

Per l’artwork del singolo Girl & Boys la scelta è ricaduta su un’immagine di una scatola di Durex.

Inizialmente, il produttore aveva optato per un album che avrebbe dovuto chiamarsi London, con un carro pieno di frutta e verdura presente nella cover, questa idea naturalmente è stata scartata e da quel momento in poi il produttore è stato estromesso dal processo creativo. La scelta, poi, è ricaduta su una foto che ritrae una corsa di cani in un cinodromo (una delle attrazioni più grandi per gli anglosassoni) ed il nome è cambiato in Parklife.

La cover in questione è stata scelta, assieme ad altre 9 cover di album, dalla “Royal Mail” per la stampa di una collezione di francobolli basata sui 10 artworks più rappresentative della storia britannica.