The Cure – Disintegration

The Cure - Disintegration

Se la cura è stata trovata, ha esaurito il proprio effetto e Robert Smith cade in una nuova spirale depressiva, differente rispetto a quella che l’ha colpito durante il periodo di Pornography, non per questo meno grave.

La reazione è quella di rituffarsi a capofitto sulle droghe lisergiche per non pensare alla crisi per il passaggio all’età adulta. Il passaggio ai 30 anni può rivelarsi più drammatico di quanto si pensi… sigh!

Oltre alla crisi del “chi sono, da dove vengo e cosa farò da grande” ci si mette anche la necessità di dare una sferzata ad una carriera che dopo Pornography ha avuto una deriva più popolare. Questo non significa che la musica dei The Cure si fosse magicamente trasformata in spazzatura, ma ha incentivato Smith a ri-considerare le proprie priorità, con l’obiettivo di alzare l’asticella nuovamente “nonostante tutti i miei sforzi, adesso siamo diventati tutto ciò che mai avrei voluto diventare: una rockband da stadio”.

Viene scritta la seconda pietra di quella che viene definita la Trilogia Dark, composta dal presente album, Pornography ed il più recente Bloodflowers. Nasce così Disintegration, la distruzione delle certezze costruite in 10 anni di carriera per rimettersi in gioco con un disco che i produttori a malapena sono intenti a pubblicare. “Pensavano che fossi ‘volutamente oscuro’, che era la citazione effettiva della lettera che ho ricevuto dalla Elektra. Da allora compresi che le aziende discografiche non avevano la minima idea di cosa fossero i The Cure e cosa cazzo significassero i The Cure“.

Per fortuna, aggiungerei, visto che il risultato è una sorta di piccolo Greateast Hits della band. C’è Lullaby, la ninna nanna creepy che tutti ricorderanno per il magnifico videoclip. È una canzone simbolica, che porta alla mente di tutti la paura del buio e del mondo notturno, ci sono molte storie dietro questa canzone, Smith sostiene di essersi ispirato a degli incubi ricorrenti durante la propria infanzia, probabilmente correlati alle storie che il padre era solito raccontargli, in pieno stile Pupazzo Gnappo (della serie “C’era una volta una principessa che morì, fine. Ora dormi, o muori se non lo fai”… allegria).

Altri sostengono – come Tim Pope (direttore del videoclip) – che Lullaby rappresenti un’allegoria del mondo delle droghe e delle dipendenze di Smith. Come tutte le cose probabilmente la verità sta nel mezzo, tipo il padre che drogava il figlio per farlo dormire minacciandolo di morte se non si fosse addormentato dopo una favola brutta.

Disintegration si presenta come un disco equilibrato e questo è frutto di un lavoro di precisione alchemica di Smith dedito a miscelare canzoni differenti, Lovesong ad esempio si dimostra fondamentale in questo, essendo completamente in controtendenza col resto “Questa canzone, penso induca le persone a riflettere. Se non fosse stata nel disco, sarebbe stato veramente facile etichettare l’album secondo un determinato umore. Invece Lovesong getta scompiglio nelle persone perché si domandano ‘ma cosa diavolo c’entra?'”. È una canzone importante perché dimostra come dopo anni, Smith sia riuscito finalmente a cantare una canzone d’amore, sentimento in qualche modo tenuto a distanza dalle proprie canzoni.

“La maggiorparte delle relazioni con la band fuori dalla band si erano sfaldate. Chiamare il disco Disintegration è stato un affronto nei confronti del fato, e il fato si è rivoltato. L’idea del gruppo come famiglia è finito con Disintegration. È stata la fine di un periodo d’oro”. Smith si riferisce non solo ai rapporti logori con gli altri membri, ma anche all’allontanamento di Lol Tolhurst, membro fondatore, bullizzato da tutta la band – fatta eccezione per Smith – durante tutte le sessioni di Disintegration al quale ha partecipato più come comparsa che altro.

Dovrei scrivere qualcosa su Pictures of YouFascination StreetPlainsong, la verità e che parlando anche di loro ne lascerei altrettante fuori… Disintegration è un disco da vivere a pieno, non è la disperazione di Pornography – quello scavare incessante e vorticoso nell’inferno personale – in questo caso ci troviamo in un limbo stupendamente musicato da delle intro rarefatte e apparentemente infinite, estese quasi in un loop di sintetizzatori e percussioni tamponate. Se Pornography era la sublimazione del lavoro di tre ragazzi come bandDisintegration è la rivendicazione di Smith a unico elemento determinante.

In qualche modo la cura ha fatto effetto.

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The Cure – Pornography

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“Avevo due scelte al tempo, ovvero: finirla definitivamente o registrare un disco su quello che stavo provando per tirarmene fuori.” 

Pornography è uno dei dischi più potenti che abbia mai ascoltato, in termini di intensità, di messaggio, di verità. Pornography è il mio disco preferito dei The Cure ed uno dei miei preferiti in assoluto, per il viaggio nel malessere interiore, nell’intimità più profonda dell’animo, cercando la bestia e affrontandola faccia a faccia tra il nichilismo ed il pessimismo, schivando l’inedia. Non può passare inosservato il verso che inaugura il disco, nella canzone ansiogena per eccellenza One Hundred Years “It Doesn’t Matter If We All Die“… parla pe tte Robbè 

“All’epoca, avevo perso ogni amico. Tutti, senza alcuna eccezione; perché ero incredibilmente odioso, terribile ed egocentrico. Per qualche ragione tutti questi elementi autodistruttivi della mia personalità mi hanno spinto a fare qualcosa”. 

La scelta di Robert Smith è aggressiva e coraggiosa, nonostante lo spettro del suicidio aleggi sopra di esso – come fosse qualcosa di inevitabile – per tutta la durata del disco in un viaggio nella disperazione assoluta. Non è un caso che i ritmi siano sempre più serrati di canzone in canzone, con l’incedere della sezione ritmica a scandire il tempo che passa, come se il demone fosse con il fiato sul collo della preda tra un’apocalisse (The Figurehead) e l’altra (Cold). 

“La miscela dei suoni che abbiamo costruito all’epoca è unica. […] abbiamo voluto suonare i nostri pezzi senza pensare a tutto il resto. Gradualmente, siamo giunti a Pornography, abbiamo raggiunto l’apice del sound che avremmo potuto raggiungere come band di tre elementi” Lol Tolhurst è chiaro su come la pensa e personalmente condivo il suo pensiero, Pornography è immenso nella sua alchimia tra le parti e nella credibilità del sound e dei temi trattati, genuinità che si smarrisce nei dischi successivi più costruiti e strutturati, meno ruvidi. 

Pornography è il disco della depressione per eccellenza, del dolore che ti distrugge o ti forgia, l’album da ascoltare quando si è tristi per non tappare il dolore in un antro ma lasciarlo vivere e sfogarsi come Tristezza in Inside Out. La pornografia è un concetto labile, nell’immaginario collettivo è associata a video zozzi, con zizze, chiappe, gigiabaffe e barbagiaffi in bella vista… tendenzialmente è quel qualcosa che noi riteniamo osceno, come osceno viene considerato il dolore.  

Smith lo spiega con le seguenti parole “Non è il soggetto ad essere pornografico ma è l’interpretazione che ne viene data”, la scelta del nome del disco è avvenuta come fosse la conseguenza di una terapia di gruppo, a seguito di un dibattito interno che ha mostrato tutte le sfaccettature legate ad un’idea “abbiamo discusso molto sul concetto di pornografia… sorprendentemente ognuno di noi aveva un’idea differente. […] per tanti la pornografia è legata a vecchi valori”. 

Pornography è liberatorio, una doccia fredda che tempra l’animo e sveglia dal torpore e dai cattivi pensieri, in fondo uno dei timori legati alla depressione è la paura di fallire di non ammettere i propri limiti crogiolandosi in essi, o addirittura non ammettere la depressione, considerata come un male osceno e sinonimo di debolezza.  

L’angoscia sale ma solamente comprendendo la depressione essa può essere scacciata e combattuta “avevo veramente intenzione di lasciare il gruppo. Volevo terminare l’ultimo disco e lasciare tutto quanto”, il malessere che ha accompagnato Robert Smith è scaturito in parte nel tour di oltre 200 giorni (che lo ha indotto a pensieri maligni) e ad un vero crollo nervoso in quanto non poteva concedere il proprio tempo ad altro. Sicuramente l’assunzione costante di LSD e alcool non ha aiutato a migliorare lo stato d’animo dei ragazzi; come se non bastasse, per risparmiare soldi i tre erano soliti dormire all’interno dello studio di registrazione, che giorno dopo giorno vedeva crescere la pila dell’immondizia negli angoli della stanza. 

Non è un caso che al termine delle registrazioni, la bolla di esasperazione sia esplosa e abbia portato alla rottura con Simon Gallup nella famosa rissa nel bar di Strasburgo (ne parleremo prima o poi… forse). 

Pornography si chiude con un messaggio di speranza – incluso nella meravigliosa title-track – che fa venire la pelle d’oca a chiunque lo ascolti, per la disperazione rinchiusa nel grido lancinante di Smith e per la consapevolezza della malattia che lo sta lacerando e che in qualche modo deve sconfiggere

I Must Fight This Sickness… Find A Cure“…

sappiamo tutti che la cura è stata trovata.