Nick Cave and the Bad Seeds – No More Shall We Part

Nick Cave and the Bad Seeds - No More Shall We Part

Molti ricorderanno il 2001 per l’attentato alle Twin Towers, altri per la prolificità nelle pubblicazioni musicali come ad esempio Origin of Symmetry dei Muse, Reveal dei R.E.M. o Exciter dei Depeche Mode… a mio avviso non può essere tralasciato in questo elenco No More Shall We Part di Nick Cave l’album della maturità consacrata di quest’artista tutto tondo.

Nick Cave da un taglio netto al passato e dopo 4 anni di assenza torna con No More Shall We Part, che esprime un lato ancora poco conosciuto di Cave, un lirismo profondo, quasi mistico, con riferimenti continui ed espliciti alla religione. L’abuso di alcool e di eroina sono superati poco prima dell’inizio dei lavori per l’album e questa svolta si riflette profondamente nei testi, che associati al talento dei Bad Seeds ed al violino di Warren Ellis, conferisce uno stile aulico e solenne a No More Shall We Part (riscontrabile in diverse tracce come ad esempio in Halleluja ed evidenziato dall’assenza quasi totale delle sezioni ritmiche nell’album).

La cover dell’album rappresenta più che bene il contenuto, un dipinto di una natura morta che permette all’ascoltatore di capire già a cosa andrà incontro, ovvero: canzoni discretamente lunghe, intense e di difficile interpretazione, un pianoforte cadenzato e malinconico talvolta anche drammatico, chiaramente ispirato da Bob Dylan e Leonard Cohen, una atmosfera coinvolgente che dura per tutti i 67 minuti dell’album e che permette agli ascoltatori di immedesimarsi nelle sensazioni che Cave prova e ha provato dopo le disintossicazioni. La percezione che si prova nell’ascoltare quest’album è una sorta di voyeurismo il mondo che viene osservato da un punto di vista esteriore (un rapporto con Dio indefinibile e a volte critico) quasi come se fosse un collegamento con la visione cristiana adottata da Cave che spicca nella trilogia di brani Halleluja, God Is In The House e Oh My Lord, che segna anche un distacco dall’approccio punk a favore di uno stile poetico puro modello beat-generation (Nick Cave come stile si avvicina molto a Borroughs ricordando a tratti anche Kerouac). Questa visione cristiana e ansiogena è tipica di chi ha vissuto problemi di dipendenza (nel mondo musicale, soprattutto, ci sono diverse prove viventi).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...