Temple of The Dog – Temple of The Dog (parte II)

Temple of the Dog - Temple of the Dog

Gossard, Ament e Cornell sono letteralmente devastati dalla morte di Wood. Più volte nel corso degli anni hanno affermato che la morte di Andy (una vera e propria forza della natura costretta impotente, sul letto) li ha privati della loro innocenza, del sentirsi giovani belli e immortali, portandoli ad una riflessione sulle loro vite.

Nel frattempo nella scena di Seattle si affaccia un giovane benzinaio e surfista di San Diego, che fa recapitare una demo tape (con appunto le demo di Once, Alive e Footstep) a Gossard e Ament… il suo nome è Eddie Vedder.

Vedder riesce a colmare – con la sua timidezza, il suo carisma introverso e la sua voce – il vuoto lasciato dalla morte di Wood, fungendo da stimolo per  Cornell che in lui vede una fonte d’ispirazione pari a quella di Andy.

E’ da questa concatenazione di eventi (semplificati all’osso) che nasce il progetto dei Temple of The Dog (nome derivante dalla canzone dei Mother Love Bone Man of Golden Words), un disco tributo a Andy Wood nato per volontà di Cornell (ispirato dalla morte dell’amico ha scritto 2 brani) che contattati Gossard e Ament propone loro di registrare i pezzi da lui ideati per tirarne fuori un singolo. Al gruppo si aggiungono Matt Cameron (batterista dei Soundgarden e successivamente dei Pearl Jam), Mike McCready ed Eddie Vedder.

Dal singolo si è passati alla creazione di un album che ha una vera è propria punta di diamante in Hunger Strike, dove le voci di Vedder e Cornell si incontrano in maniera continuativa fino a sembrare un’unica cosa, sopra ad un arpeggio magnetico e persuasivo. Il videoclip, che come nella maggior parte dei casi negli anni ’90 non ha senso, ci mostra prima Cornell solo in casa, con delle formiche allegre sopra un piatto che gli fanno compagnia… l’immagine switcha sugli membri della superband intenti a suonare il pezzo per tutta la giornata in riva al lago senza amplificatori e microfoni mentre un falò si accende dal nulla e Cornell li raggiunge. Sembra una cagata da come l’ho detto, ed effettivamente lo è… ma è fico lo stesso perciò fanculo l’arte concettuale e la ricerca di un senso forzato ad ogni cosa.

La pecca di questo singolo è stata il mancato successo di Hunger Strike nel breve periodo. Esso, difatti, è stato pubblicato prima dell’esplosione dei Pearl Jam e a livello commerciale questo ha penalizzato le vendite. La ripubblicazione successiva all’uscita di Ten ha fatto impennare gli acquisti, ma purtroppo è costata per un po’ la reputazione di Soundgarden e Pearl Jam accusati di commercializzazione e ruffianeria. Peccato originale del Grunge.

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Temple of The Dog – Temple of The Dog (parte I)

Temple of the Dog - Temple of the Dog

Quando penso al concetto di superband è difficile per me non focalizzare l’attenzione sui Temple of The Dog. Molti di voi non conosceranno questo progetto… per carità, ce ne sono state a bizzeffe, come non pensare ai: Cream; Crosby, Stills, Nash & Young; Emerson, Lake & Palmer; Rockestra; Traveling Wilburys; Mad Season; Audioslave; Them Crooked Vultures

Però i Temple of The Dog a mio avviso spaccano di brutto e meritano di essere approfonditi prima di tutti gli altri.

Premessa…

Seattle è una città in fermento che sta vivendo una delle più importanti rivoluzioni culturali/musicali. Seattle è sicuramente paragonabile alla Firenze della metà del XIV secolo, e il Grunge è un Rinascimento musicale.

Il Grunge è un fenomeno esploso come una supernova e già consolidato in un battito di ciglia… non è  circoscrivibile solamente ai bermuda, ai capelli lunghi, ai calzettoni di spugna e alle Doc Martens. Dalla Emerald City emergono gruppi del calibro di Alice in Chains, Nirvana, Pearl Jam e Soundgarden.

Prima dell’ascesa di queste grandissime band, Stone Gossard, Jeff Ament (futuri creatori dei Pearl Jam) e Bruce Fairweather provenienti dai Green River, coinvolgono nel loro progetto il vocalist dei Malfunkshun, tale Andrew Wood creando i Mother Love Bone.

I Mother Love Bone sono una band ibrida che prepara il terreno all’ascesa del Grunge a Seattle, riuscendo a guadagnarsi il rispetto di tutte le band della zona (annoverando tra i vari gruppi spalla persino gli Alice in Chains) grazie al carisma ed al fascino dello stesso Wood, vero e proprio guru ed ispiratore delle band emergenti.

Andrew Wood è stato anche coinquilino di Chris Cornell col quale molto spesso ha collaborato aiutandolo nella stesura dei testi e nella creazione delle armonie dei brani. Nel periodo parallelo alla lavorazione dell’album dei Mother Love Bone, Wood comincia ad affrontare dei seri problemi di tossicodipendenza che degenerano in breve tempo e lo inducono ad un coma che si protrae per 3 giorni (giusto il tempo per dare l’opportunità ai suoi conoscenti di salutarlo per l’ultima volta) sino alla morte.

Questo è l’evento che porterà alla creazione dei Temple of The Dog… per maggiori dettagli, seguite il prossimo post 😉

Soundgarden – Superunknown

Soundgarden - Superunknown

Il 1994 è un anno importante per la storia del rock, la morte di Cobain, l’uscita di Vitalogy (album sperimentale dei Pearl Jam) e l’uscita di Superunknown sono il canto del cigno del Grunge che chiude una parentesi gloriosa della storia rock, quella che ha visto una città della West Coast, Seattle, grazie alla presenza del gotha musicale di quegli anni, ergersi a portavoce del disagio provato dalla stragrande maggioranza dei giovani.

Superunknown si discosta dai precedenti lavori dei Soundgarden distinti da un sound metal bello pesante; per questa ragione gran parte dello zoccolo duro dei fan ha tacciato la band di essersi commercializzata (peccato originale per i gruppi Grunge).

Qui si da il via libera alla sperimentazione e a sonorità psichedeliche gestite alla grande dalla chitarra di Kym Thayil (che infonde anche influenze orientali al tutto), assieme ad una maggiore autonomia ed attenzione nella scrittura, nella creazione e nell’arrangiamento. Le canzoni vengono registrate una alla volta con la precedenza data alle parti di basso e batteria e le successive sovraincisioni di chitarre e voci a completare il tutto. Alla base del disco, come per tutte le opere Grunge, ci sono storie di vita vissuta in prima persona dagli artisti, tematiche come la depressione, il suicidio, l’abuso di sostanze stupefacenti, che rendono il lavoro criptico e cupo (argomenti già trattati da Neil Young, antesignano del movimento).

La canzone simbolo di questo capolavoro è sicuramente Black Hole Sun, scritta in un quarto d’ora da Chris Cornell, deve il suo nome ad una scultura a forma di ciambella con un buco in mezzo dal quale è possibile guardare l’orizzonte, presente in un parco di Seattle. Cornell ha messo insieme delle visioni suggestive ed edulcorate della realtà, giocando con le parole ed evidenziando la mancanza di un tema portante, un non-sense che ne esalta la psichedelia. Il successo di questo brano è frutto anche del video che ha accompagnato l’ascesa mediatica del gruppo tra i più. Un videoclip con colori carichi, angosciante e apocalittico, deprimente, surreale, grottesco e a tratti ridicolo ispirato alle opere di David Lynch e al celebre telefilm Doctor Who.

Un altro brano che contraddistingue quest’album è il primo singolo estratto da Superunknown, ovvero Spoonman. Scritta inizialmente per il film Singles di Cameron Crowe (che ha visto come protagonisti i principali gruppi della scena di Seattle), il brano è stato rielaborato ed introdotto nell’album. Il titolo è stato suggerito da Jeff Ament, bassista dei Pearl Jam, ed è un tributo ad Artis the Spoonman, l’artista di strada che suona i cucchiai in quel di Seattle.

La cover dell’album è una rappresentazione fotografica distorta dei volti dei membri della band sopra ad una foresta in fiamme rovesciata, un concetto rovesciato al concetto stesso trasmesso dal nome stesso della band (ovvero un parco fiorito e rigoglioso).