Creedence Clearwater Revival – Cosmo’s Factory

CCR - Cosmo's Factory

Oggi è con immenso piacere che scrivo dei CCR, meglio conosciuti come il Credito Cooperativo Romagnolo (o Romano, o di Recanati… va be, a seconda di dove vi troviate scegliete la città che inizia con la R più vicina a voi). Il CCR è riuscito negli anni ad offrire dei tassi vantaggiosi per investimenti a breve termine. Ok dopo aver scritto ste cazzate, cominciamo a parlare dei Credenzoni, che vedono in John Fogerty il leader incontrastato della band (il leader è grande, il leader è bello) e in Cosmo’s Factory lo zenith della loro fulgida carriera.

Cosmo’s Factory (il magazzino di Cosmo… non il Fantagenitore) deve il suo nome al magazzino nel quale i Creedence erano soliti provare durante l’inizio della propria carriera. Questo titolo ha creato anche dei siparietti curiosi considerato che il soprannome di Doug Clifford (il batterista dei CCR per chi non lo sapesse) è proprio Cosmo.

Di Cosmo’s Factory mi torna in mente sempre quella copertina sgangherata, scattata da Bob Fogerty – fratello di John e Tom – dove i 4 CCR si trastullano durante un attimo di pausa, mentre vengono immortalati in un’immagine leggendaria dove sembrano tutto fuorché delle star al quinto album. Già… il quinto, forse il più grande, sicuramente il più memorabile tra i fan e non.

La sapiente struttura del disco presenta sia brani che saranno ricordati come classici, che grandi classici sistemati su misura. La scelta delle cover non è inusuale per i Creedence, da Suzie Q e Put A Spell On You – presenti nel primo omonimo disco – c’è sempre stato almeno un brano di altri artisti nelle successive uscite discografiche, fino a Before You Accuse Me (Bo Diddley), Ooby Dooby (scritta per Roy Orbison), My Baby Left Me (di Cudrup e resa famosa successivamente da Elvis) ed I Heard It Through The Grapevine (resa celebre da Marvin Gaye).

Ora 4 brani su 11, sono di altri artisti. Perché allora Cosmo’s Factory riceve tutti questi complimentoni? Voglio dire, posso capire una cover, massimo due. Ma quattro…  il problema è che gli altri sette brani, quelli scritti dal pugno di John, sono esplosivi e giustificano una presenza così massiccia di canzoni extra CCR.

Prendiamo un brano simbolo delle Credenzone, Who’ll Stop The Rain che nasce a Woodstock, quando John Fogerty intento a suonare con i CCR vede il pubblico – parliamo di mezzo milione di persone – completamente zuppo di pioggia e fango cominciare a denudarsi completamente. Ispirato da cotanta nudità, torna a casa e scrive Who’ll Stop The Rain, quindi al contrario di quanto si pensasse in passato non è una canzone con riferimenti al Vietnam o a qualsiasi tipo di guerra, come invece è Run Through The Jungle.

Ecco sì… quel capolavoro di Run Through The Jungle – tra l’altro – è la canzone preferita da fratellone Tom Fogerty “è come un piccolo film, con tutti quegli effetti sonori. Non cambia mai di chiave musicale, ma resta sempre incollato per tutto il tempo. È il sogno di tutti i musicisti. Non cambia mai la chiave ma hai l’illusione che lo faccia.”

Per non parlare dell’apertura con la jam di Ramble Tamble, Travelin’ Band (che si ispira al miglior Little Richards), di Up Around The Band o Lookin’ Out My Back Door. A proposito di quest’ultima, gli scienziati dell’analisi del testo credevano parlasse di droga, mentre il buon John l’ha scritta per il figlio di 3 anni. Evabbè.

Senza che ve la meno ulteriormente, Cosmo’s va veloce, è potente e si spinge oltre: è una fabbrica da hit. Le forti tensioni interne esasperate da un John Fogerty vessatorio contro tutti – e soprattutto verso il fratello maggiore – vengono mascherate da un disco coeso e sapientemente costruito.

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Sixto Rodriguez – Cold Fact

Sixto Rodriguez - Cold Fact.jpg

Per la nostra rubrica: I casi disperati, sono lieto di presentare Cold Fact, opera prima di Sixto Rodriguez.

Sixto è una leggenda vivente, un caso analogo a Vashti Bunyan che lo porta a ricevere un successo inaspettato a quasi 30 anni dall’ultima pubblicazione discografica. Chiunque ci abbia collaborato o abbia condiviso con lui i primi passi nell’industria musicale, non riesce a spiegare come mai questi fossero anche gli ultimi – il suo è un flop totale, in quanto le composizione di Sixto dimostrano più mordente di tanti altri fenomeni fatui del tempo.

Giusto per far capire quanto Rodriguez avesse colpito i produttori all’epoca, ha avuto modo di registrare l’album con il supporto dei The Funk Brotherssessionmen della Motown che hanno suonato negli album di Marvin Gaye, The Supremes, Jakson 5, The Temptations e tanti altri.

Una manciata di copie vendute non determinano la caratura di un artista ed il tempo in molti casi è galantuomo, soprattutto con Sixto, dando una mano concreta a Rodriguez quando anche lui si era dimenticato di aver avuto un passato da musicista.

Succede che Cold Fact arrivi nello stesso anno di pubblicazione in Sud Africa. Qui – al contrario che negli States – si diffonde come se fosse un’epidemia tramite passaparola e copie piratate. Diventa l’idolo del movimento underground contro l’apartheid, invita alla ribellione la popolazione Sud Africana. La canzone Sugar Man, per i chiari riferimenti alla droga è stata bandita dalle radio e catalogata nell’archivio dei materiali censurati di Città del Capo. Oltre al divieto, la maggior parte dei vinili di Cold Fact sono stati danneggiati in corrispondenza della canzone di apertura dell’album (Sugar Man). Un altro aspetto dell’apartheid e della situazione sociale sudafricana, è l’impedimento verso le etichette discografiche nazionali di informarsi presso la Sussex (casa detentrice delle prestazioni di Rodriguez), in quanto il Sud Africa in quel periodo è stato tagliato completamente fuori dal mondo.

Quindi il nulla avvolge la figura di Sixto… come se non bastasse – ad alimentare la leggenda – vi era anche una certa confusione sulla proprietà delle composizioni, nell’etichetta appressa al vinile sono segnati due autori principali: Sixth Prince e Jesus Rodriguez. Inoltre con il passaggio alla Sussex, Sixto ha rinunciato al nome proprio per le pubblicazioni, tant’è che i suoi lavori presentano solo il cognome Rodriguez.

Vi sembrerà finita qui… eh no! In Sud Africa si era sparsa la voce della sua morte epica e grottesca avvenuta sul palco per via della scarsa attenzione del pubblico durante le sue esibizioni dal vivo, in due principali versioni: morto bruciato, sparato alla tempia.  Naturalmente fatte le dovute ricerche e una volta scoperto che Sixto era vivo, lo sgomento in tutto il Sud Africa è stato enorme. Un morto che torna in vita dopo più di 20 anni e presenta i suoi lavori dal vivo… surreale più di Dalì e Mirò.

L’album si è diffuso con discreto successo anche in Botswana, Rodhesia, Nuova Zelanda e Australia (soprattutto agli aboindigeni è piaciuto abbastanza) … insomma, signori mercati. La sfiga di Rodriguez è stata quella di non saperlo per quasi tre decadi, essere famosi senza esserne a conoscenza e non poterlo di conseguenza sbattere in faccia a nessuno… che amarezza. Nella sua Detroit e negli Stati Uniti rimane quasi un signor nessuno, continua a lavorare come operaio con l’umiltà che ha contraddistinto la sua vita nonostante sia considerato un cantastorie al pari di Bob Dylan. Attualmente non disdegna di fare dei tour in giro per il mondo.