Neil Young – Tonight’s The Night

Neil Young - Tonight's The Night

Continua il nostro tour del divertimento con un altro spassosissimo album di Neil Young, talmente allegro che venne registrato nel 1973 ma commercializzato due anni dopo, valutando gli scarsi risultati nelle vendite di Time Fades Away e l’attitudine all’allegria mostrata in Harvest e nell’ultimo lavoro.  La cromaticità della cover dell’album comunica allegria e gioia di vivere. Gioia che un tipo come Neil Young non ha mai nascosto nonostante il suo pessimismo velato, l’unico artista che può sentirsi sempre Giovane nonostante l’incedere del tempo, colui in grado di evitare ogni sindrome di Peter Pan trascendendo le leggi del tempo e dello spazio. Se cantasse le varie versioni di Forever Young risulterebbe più credibile dei vari Bob Dylan, Rod Stewart, Jay-Z e One Direction.

Tonight’s The Night è un titolo che deriva dalla pena e l’afflizione per le scomparse premature del roadie Bruce Berry e  del chitarrista Danny Whitten, entrambi vittime di una overdose, nei mesi precedenti la scrittura dei brani.

Eventi indelebili che segnano per la terza volta la produzione musicale del canadese, in brani come The Needle and The Damage Done, Time Fades Away, Tonight’s The Night, Come On Baby Let’s Go Downtown (scritta a quattro mani con Whitten e cantata da quest ultimo), Tired Eyes.

Ciò che resta dei Crazy Horse viene riunito, e con l ‘aiuto dell’eterno Nils Lofgren si cominciano le sessioni di registrazioni che vengono effettuate in tarda notte sotto i fumi dell’alcool.

Degno dell’umorismo sagace del più smagliante dei Keith Jarreth, all’interno della prima release del vinile vi è una postilla di Nèllo con su scritto “Mi dispiace. Non conoscevate queste persone. Questo non significa nulla per voi.”, una battuta goliardica e ficcante che risulta una giustificazione nei confronti del pubblico per le atmosfere rarefatte e cupe che contraddistinguono l’opera.

Come se non bastasse, spinto dalla ricerca del perfetto umorismo tragicomico pirandelliano, nell’inserto del vinile allega una lettera indirizzata ad un certo Waterface; anni dopo lo stesso Nèllo ha dichiarato che: “Waterface è colui che ha scritto la lettera. Quando leggo la lettera, io sono Waterface. E solo una cosa stupida, una suicide note senza suicidio.”. E’ ingeneroso definire stupido un messaggio così cervellotico, con Waterface probabilmente si intende il riflesso nell’acqua nel quale lo stesso Young si specchia, una visione introspettiva legata ad un sentimento di autoflagellazione e di colpevolezza nel non aver potuto far di più per evitare la morte dei suoi due amici. Nonostante la presenza degli Stray Gators (in Lookout Joe, uno scarto di Harvest),  dei Crazy Horse e dei Santa Monica Flyers (praticamente i Crazy Horse sopravvissuti con l’aggiunta di Lofgren, Keith e Whitsell) come band di supporto, il disco presenta un amalgama straordinaria.

Quello che stupisce di Tonight’s The Night è la capacità di offrire una lettura carismatica, obiettiva e lucida di un mondo del quale lo stesso Nèllo era meccanismo integrante, situazione che riuscirà a replicare con successo nel successivo On The Beach con l’idea di ambienti ovattati e disincantati.

La decadenza, la voce tremula e la sensazione di trovarsi ad un concerto in un biker saloon, non garantiscono all’album il boom di vendite, ma Tonight’s The Night col passare degli anni si erge a capolavoro assoluto.

La fredda accoglienza e la reticenza iniziale sono dei sentimenti condivisi dallo stesso Nèllo. Non molti sanno che nello stesso periodo era in programma l’uscita di Homegrown, un proto-album giudicato positivamente dai pochi che lo hanno ascoltato. La storia vuole che durante una festa Nèllo trasmise la bobina di Homegrown, il nastro includeva anche le registrazioni di Tonight’s The Night, tuttavia – anche se di primo acchito risulta più stonato e quasi svogliato – la sincerità intimista dell’ultimo è stata premiata a scapito di Homegrown, che non ha mai visto la luce del sole nonostante fosse già pronto (artwork compreso).

Neil Young – Harvest

Neil Young - Harvest

Se dovessi pensare ad un aggettivo adatto a descrivere Neil Young, la prima definizione che mi viene in mente è: Cazzutissimo.

Sì, cazzutissimo è il termine adatto, calza a pennello, azzarderei anche un “cazzutellissimo”. Molti lo definiscono il padre del grunge, ma etichettarlo unicamente in questa maniera sarebbe riduttivo e sminuirebbe il carisma e la potenza del grande Neil

…lui è molto di più.

Il disco scelto per cominciare ad approfondire il discorso Neil Young è la sua quarta fatica da solista (visto che prima è stato chitarra principale e una delle voci dei Buffalo Springfield, e successivamente ha fatto parte della superband Crosby, Stills, Nash & Young) al quale hanno collaborato anche David Crosby, Graham Nash, Stephen Stills e James Taylor. Quest’album – al contrario della sua copertina molto minimale e senza fronzoli – ha sonorità morbide ed un country-rock con tematiche sociali importanti e storie di vita vissuta sulla pelle dall’artista. Tali sonorità morbide – a detta di Young – sono da attribuire ai suoi fastidi alla schiena che non gli hanno permesso di stare in piedi per più di 4 ore consecutive durante le registrazioni, costretto a portare un busto ortopedico.

Ad esempio Alabama è una ripresa concettuale di Southern Man presente nel precedente album After the Gold Rush, in cui si critica il forte razzismo presente nell’America di quegli anni, una piaga sociale persistente soprattutto negli stati del Sud (i Lynyrd Skynyrd con Sweet Home Alabama hanno poi replicato a Young).

p.s. d’altronde chi meglio di un Canadese può incarnare lo spirito leghista?

Tornando a noi. The Needle and the Damage Done  è un tributo a Danny Whitten, chitarrista dei Crazy Horse e considerato come una sorta di fratello minore da Young, scomparso per overdose di eroina. Questo brano è una riflessione sul concetto di autodistruzione ed un omaggio intimo al chitarrista.

Whitten chiamato da Nèllo per far parte degli Stray Gators e accompagnare il tour di Harvest, viene licenziato dallo stesso Nèllo che giudica le sue condizioni pessime. Il giorno prima di morire è stato imbarcato nel primo aereo disponibile – proprio da Neil Young -che gli ha dato anche 50 dollari per tornare a casa e darsi una sistemata. Neil questa volta l’ha combinata grossa.

Una cosa che insegnano sin dai tempi dell’asilo è “Mai dare soldi ad un drogato”. Infatti l’epilogo è prevedibile, Whitten con i 50 dollari si compra una dose che poi risulta mortale. I sensi di colpa si fanno enormi ma Young riuscirà a riversare la tristezza provata nella scrittura di brani come On The Beach, Time Fades Away e Tonight’s the Night.

Sicuramente le canzoni più rappresentative di tutto l’album sono Harvest una ballata rilassante, bucolica e al tempo stesso emozionante nella sua semplicità, Old Man e Heart of Gold.

Con Old Man, Neil Young,  confronta la vita di un uomo giovane a quella di un altro anziano. E’ stata scritta in tour e narra una vicenda accaduta realmente a Young durante la compravendita di un ranch nel nord Californiano.

In questa tenuta (costata 350.000$) vive una coppia di anziani, ed il proprietario -di nome Louis- prima dell’acquisizione, ha fatto fare un giro a Young sulla sua Jeep per mostrargli il terreno del ranch. Arrivati al lago della tenuta gli chiede:

L: Bene, dimmi, come fa un ragazzo (hippie) come te ad avere abbastanza denaro da poter comprare un posto come questo?

Y: Beh, fortuna, Louie, solo tanta fortuna.

L: Beh, questa è la cosa peggiore che abbia mai sentito.

E a questo siparietto dobbiamo la nascita di Old Man, con James Taylor special guest al banjo.

Heart of Gold invece è nata come la coda, eseguita durante i concerti, di A Man Needs a Maid. Piano piano però questa coda ha cominciato sempre più a prendere forma ed una identità propria diventando Heart of Gold.

Bob Dylan che ha sempre stimato Neil Young, ha avuto paura che Heart of Gold potesse essere confusa per una sua creazione e minare la sua fama (visto che lo stile dei due è molto simile). Bob puoi sta’ tranquillo! Non ce confondiamo!