The Band – The Band

The Band - The Band

Rag Mama Rag è il brano perfetto che mi aiuta a descrivere quanto fosse grande e preparata la Band (con la B maiuscola). Robertson – che anche in questo caso ha scritto la canzone – non è soddisfatto della resa in studio, perciò decide di mischiare le carte: Helm si dedica al canto e al mandolino, Manuel passa alla batteria e Danko al violino. Il risultato è quello di una canzone sbronza, con un’allegria contagiosa quasi come fosse suonata dal vivo, libera da ogni impalcatura da studio. Questo è ciò che la Band solitamente offre, musicisti in grado di cimentarsi con diversi strumenti con risultati eccellenti.

Con l’omonimo disco – il secondo in studio – ci si differenzia un po’ dal precedente lavoro, il tentativo è quello di cambiare groove e crescere ulteriormente, come in Up On Cripple Creek nel quale il clavinet viene collegato ad un pedale wah-wah, dando il là a quel suono che tanto avrebbe caratterizzato i dischi di Stevie Wonder. Up On Cripple Creek pesca ancora a piene mani nelle figure degli stati del sud, raccontandoci la storia di un camionista che adora ascoltare musica, giocare d’azzardo, bere e fa di tutto per passare un po’ di tempo con la sua cara Bessie. Bessie è la tresca che il camionista ha, il porto sicuro nel quale attraccare durante i suoi interminabili viaggi tra una consegna e l’altra. Purtroppo il tempo per il cazzeggio e la figa termina quando il nostro camionista ci avverte che deve tornare a casa dalla sua Big Mama. Ora, stiamo parlando di corna? Può darsi, fatto sta che con Big Mama i camionisti intendono anche il controllore dei trasporti, quindi torniamo al doppio senso – volto a disorientare l’ascoltatore – che tanto piace a Robertson nella stesura dei testi e che ha caratterizzato – ad esempio – The Weight.

I temi trattati fanno sempre più riferimento all’America rurale e tradizionale, vero argomento principe del disco che rientra in quella macro-categoria di dischi che raccontano l’essenza degli Stati Uniti. Sono quei luoghi e quelle persone che tanto hanno influenzato Robertson, come avviene anche in King Harvest (Has Surely Come) – che narra in prima persona le sfighe del coltivatore di turno, costretto a fare i conti con la povertà più assoluta per aver perso tutto – o in The Night They Drove Old Dixie Down – altra canzone cantata in prima persona, nelle spoglie del soldato Virgil Caine che spiega gli stenti derivati dalla guerra civile americana e le battute finali del conflitto. Dixie è il nome storico della confederazione degli stati del sud, e per quanto la struttura musicale ronzi da tempo nelle orecchie di Robertson, l’argomento della canzone giunge dopo un po’ di tempo in maniera del tutto istantanea. Helm esegue questa canzone per l’ultima volta nel 1976 in The Last Waltz di Scorsese, questo perché ha sempre rivendicato la co-paternità del testo che invece è stato accreditato unicamente a Robertson.

In generale Levon canta più spesso rispetto a Music from Big Pink (4 canzoni) ed i brani che lo vedono al microfono restano sempre i più memorabili, le restanti canzoni sono quasi equamente spartite tra Manuel e Danko. L’evoluzione della Band coincide con la creazione di un disco memorabile, eterno e meraviglioso.

Sono di parte, voglio bene alla Band e sono convinto che troppa poca gente li conosca… è un peccato.

Neil Young – On The Beach

Neil Young - On The Beach

La Trilogia del dolore è al capitolo conclusivo, un epilogo che lascia intravedere un po’ di luce. Non lasciatevi illudere, il sound qualche volta può apparire scanzonato e rilassato, ma le tematiche affrontate lo portano ad essere considerato uno degli album più disagiati degli anni ’70 (perché il pubblico ancora non aveva avuto modo di ascoltare Tonight’s The Night, commercializzato successivamente, ma registrato prima). Quali sono le peculiarità di questo lavoro? Riciclaggio (di canzoni vecchie). Wurlitzer. Collaborazioni. Honey Slides. Animo da attaccabrighe con chiunque.

Nèllo questa volta è nella spiaggia di Santa Monica, con le mani in tasca e lo sguardo volto verso il nulla, verso un vuoto nel quale è caduta una generazione intera dopo esser stata investita dal cambiamento, raggirata da una politica meschina che ha nauseato un paese intero – il giornale presente sotto l’ombrellone, con la prima pagina sul Watergate spiega più di molte parole. Forse è stanco di provare a dissotterrare una Cadillac, simbolo del lusso sfrenato di un paese alla deriva, intento a sprofondare in una dubbia morale fatta di apparenze. Anche in questo caso l’artwork evoca eccellentemente il sound del disco e ne anticipa il contenuto.

Walk On, scartata da Tonight’s The Night – probabilmente in quanto giudicata troppo smorta per il precedente lavoro – è una stilettata cinica verso i critici che lo hanno etichettato come “tonico” contro la felicità e l’allegria. L’eccesso di zelo della critica musicale talvolta non permette di scorgere il lato allegro e giocoso presente nella Trilogia del dolore di Nèllo. Non c’è solo questo in Walk On, c’è la ferma volontà di cambiare pagina e di circuire il dolore.

Il Wurlitzer suonato da Nèllo da nuova linfa ad una See The Sky About To Rain, scartata da Harvest e donata ai Byrds – dell’amicone Cicciopanzo Crosby – che l’hanno registrata nell’eponimo album del 1973. Menzione d’onore, alla batteria per questo brano c’è il compianto Levon Helm di The Band (nel 1978 Young prenderà parte a Last Waltz… ma ne parleremo un’altra volta).

Crosby anche in questo caso è parte integrante dell’album, collabora suonando la sua dodici corde in Revolution Blues, un cantico innocuo – rivolto a Charles Manson e alla sua Family – che ha l’intento di condannare le azioni sprocedate di Carletto Manson.

Leggenda vuole che Cicciopanzo durante la registrazione del brano ha provato a dissuadere Young dal cantare la strofa che inneggia all’odio verso i VIP di Laurel Canyon, Nèllo naturalmente ha risposto con un “fottesega a me” e Crosby da quel punto si sarebbe sentito in dovere di andare in giro armato per proteggersi. Al basso, Nèllo, si fregia della collaborazione di Rick Danko, altro membro compianto di The Band (tanto per far capire che razza di collaborazioni ci sono state in questo benedetto album).

Parlando di collaborazioni, non annoverare quella con Kershaw sarebbe un errore da matita rossa; lo sgangherato hippy che ha portato con sé un’atmosfera obnubilata, persistente nel disco grazie – non solo alle sue convinzioni da “baciabalene pollice verde” o effettive capacità musicali – alle sue honey slides (il nutriente e vitaminico rimedio contro i mali stagionali al gusto di eroina, composto da un trito di marijuana mesciato assieme al miele). E’ in questa maniera che si è generato – con tutta probabilità – il clima annebbiato e soffuso che contraddistingue On The Beach.

La title track è un capolavoro di intimità e malinconia, qui si comprende il dramma personale di Neil Young che vede sempre più il mondo scivolargli tra le mani, per colpa di una società incontrollabile e spaventosa, una solitudine emotiva e la voglia di una botte piena con la moglie ubriaca (I need a crowd of people but I can’t face them day to day). Il Wurlitzer, suonato da Nash questa volta, porta ad immaginare la solitudine che lo stesso Neil sta vivendo – e descrive – con la voce flebile e stanca, come se fosse sfinito e disilluso.

A Man Needs a Maid (presente in Harvest) è l’alfa e Motion Picture è l’omega, la prima è una dichiarazione indiretta riguardo la relazione con Carrie Snodgress (l’attrice madre del suo primo figlio Zeke), la seconda è l’epitaffio della loro relazione.

Il tour dell’allegria fa capolinea con Ambulance Blues, canzone da bulletto che non lesina critiche a nessuno.

Un attaccabrighe facinoroso capace di scattare una istantanea – che descrive la vita di Nèllo fin quel momento e la situazione che gli USA stanno attraversando.

Il disprezzo verso Nixon è implicito ma facilmente comprensibile, così come quello verso i critici, ancora vittime di Young. La sorpresa è sita nell’estrema lucidità con la quale Nello descrive ancora una volta chi circonda il suo universo, i CSNY e la loro inattività (You’re all just pissing in the wind), il passato e la consapevolezza di dover reagire (It’s easy to get burned in the past when you try to make a good thing last).

Dimenticavo di dire una cosetta essenziale, più che una ispirazione per il blues dell’ambulanza è stata Needle of Death del compianto Bert Jansch.

Commercialmente il successo si è fatto attendere, anche in questo caso il tempo è galantuomo e gli anni hanno saputo dare il giusto valore a quest’opera, caposaldo di diverse generazioni di musicisti.

La produzione del vinile è andata fuori catalogo nel 1980 e anche in questo caso la commutazione in CD non è stata immediata, On The Beach è rientrato nella lista degli album che Nèllo non vuole condividere con nessuno sempre per i motivi già citati in Time Fades Away, perlomeno fino al 2003 quando la solita petizione – stavolta – ha esito positivo permettendo la ristampa dell’opera.