Frank Zappa – Joe’s Garage (Act I, II & III)

Frank Zappa - Joe's Garage

“This is the Central Scrutinizer”

Se avete dimestichezza con Joe’s Garage non faticherete a riconoscere questa introduzione.

Il Central Scrutinizer è il fastidioso ed irritante narratore del disco, il Grande Fratello 2.0, un impiegato del governo dalla morale bigotta che pontifica sul pernicioso ruolo della musica nella società. La musica ci viene descritta come uno scivolo verso le devianze, un pretesto che conduce irreversibilmente al consumo di droga, a pratiche sessuali perverse, alla prigione e addirittura alla pazzia.

Joe’s Garage è una vera e propria cautionary tale opera [proviamo a tradurla con opera dalla morale ndr] nella quale Frengo – con la sagacia che lo contraddistingue – si tuffa a peso morto in tutti i discorsi a lui cari come: individualismo, censura, libertà d’espressione, ingerenze del governo, sessualità, religione.

“Inizialmente l’album doveva essere costituito solo da poche canzoni, che nel loro insieme avevano una certa coerenza. Una sera – a metà delle registrazioni – dopo essere tornato a casa, ho scritto la storia e l’ho trasformata in un’opera. Probabilmente è la prima opera in cui si può battere il piede tenendo il tempo e farsi una sana risata”.

Commercializzato in due uscite (il disco risultava troppo costoso e difficilmente digeribile nel complesso), ha degli argomenti che si intrecciano in una monolitica critica sociale, rivolta ad un pubblico di ragazzi più che allo zoccolo duro dei fan costruito agli esordi “La maggior parte di loro non viene più ai miei concerti, perché ora ha mogli, figli, mutui, lavori d’ufficio e tutto quel genere di cose, non ha voglia di stare in un palazzetto dello sport ed essere ricoperto dal vomito di qualche sedicenne impasticcato. Di conseguenza il nostro pubblico si fa via via più giovane”.

Il protagonista, Joe, è un adolescente nel quale è facile immedesimarsi. Come la stra-grande maggioranza dei suoi coetanei vuole sfondare nel mondo della musica, fonda una band con la quale suona incessantemente la stessa “semplice” canzone all’interno del suo stretto garage [caratteristico inganno uditivo di Zappa, nella quale una melodia apparentemente semplice nasconde una struttura e dei cambi da far rabbrividire al solo pensiero delle citazioni nascoste ndr].

Le prove assidue suscitano le ire della madre, che lo incita di abbassare il volume, ma al tempo stesso riesce a farsi ascoltare dal vicinato ottenendo il successo e catapultandolo nell’occhio del ciclone “[…] qua fuori è pieno di Joe che hanno problemi con le case discografiche, e ogni giorno si scontrano con un sacco di stronzate”.

Zappa è solito comunicare il proprio messaggio in maniera duplice, estrema, conflittuale, acutizzando concetti per evidenziarne l’aspetto gretto, accentuando le storture sociali.  Ne è un esempio Catholic Girls un j’accuse all’ipocrisia della chiesa Cattolica esercitato da un pioniere dell’onestà intellettuale e della rivoluzione sessuale come lo zio Frank.

La sessualità è un tabù sociale, per questo diviene argomento cardine del disco: da Crew Slut – nella quale la ragazza di Joe assorbe i vizi della vita da groupie e partecipa al contest di miss maglietta bagnata in Fembot In A Wet T-Shirt – a Sy Borg (tanto esplicita quanto divertente nella porcaggine di ogni sua parola); passando per Why Does It Hurt When I Pee? – canzone su una malattia trasmessa sessualmente a Joe da Lucille – a Keep It Greasy nel quale Zappa ci ricorda quanto sia fondamentale lubrificare se si intende passare per il lato B.

Non mancano altre critiche dirette, come nel caso di A Token Of My Extreme nella quale Appliantology (Scientology) è presentata come una religione poco sincera che abbraccia un regime totalitario malevolo. Il governo è rappresentato come un regime tentacolare di stampo orwelliano dalla capacità di plasmare le coscienze dei cittadini tramite le ingerenze pubbliche ed i media (I’m The SlimeStink Foot, ecc).

La pigrizia inquisitiva degli intervistatori ha spinto, più volte, a credere che le canzoni traessero ispirazione da vicissitudini personali, tutte supposizioni rispedite al mittente da Zappa. Naturalmente non mancano delle analogie tra i vari brani e la vita di Frank, ma da qui ad essere un disco autobiografico ce ne passa.

La critica da parte di Zappa nei confronti del sistema discografico e mass mediatico esplode in Packard Goose, una dichiarazione d’amore viscerale nei confronti della musica e della libertà di espressione che culmina nel celebre sillogismo:

Information is not knowledge.  

Knowledge is not wisdom.  

Wisdom is not truth.  

Truth is not beauty.  

Beauty is not love.  

Love is not music.  

Music is the best. 

(L’informazione non è conoscenza. La conoscenza non è saggezza. La saggezza non è verità. La verità non è bellezza. La bellezza non è amore. L’amore non è musica. La musica è la cosa migliore.)

L’album conclude con due pezzi da 90: Watermelon In Easter Hay e Little Green Rosetta.

Il primo è un brano strumentale contenente la summa di alcuni dei migliori passaggi chitarristici mai registrati da un ispirato Zappa, oltre ad essere – insieme a Crew Slut – l’unico vero assolo registrato specificatamente per il disco. Il secondo è il classico pastiche zappiano – proveniente dal 1975 – con un testo surreale imperniato sulla siringa per guarnire i muffin.

In quest’ultimo, viene citato anche lo Utility Muffin Research Kitchen (già presentato nell’introduzione di Muffin Man), ovvero lo studio di registrazione di proprietà di Zappa, nel quale dal settembre del 1979 – fino al termine della propria vita – Frank ha registrato i propri album.

Joe’s Garage viene ricordato anche per la tecnica di incisione della xenocronia. Come anticipato, Watermelon In Easter Hay è l’unico caso nel quale è stato registrato appositamente un assolo nel disco, per gli altri brani sono state recuperate registrazioni in alta qualità dai live degli anni precedenti sistemando la tonalità e adattando la parte ritmica (prelevata magari da un altro concerto) “non riesce così facilmente. Ci vuole un po’ di sperimentazione per ottenere un risultato piacevole, non funziona sempre”.

P.S. non menzionare i principali musicisti coinvolti lo considero un grande insulto: Terry e Dale Bozio, Vinnie Colaiuta, Warren Cuccurullo, Ike Willis, Jimmy Carl Black e Steve Nye (al remix).

Frank Zappa – Apostrophe (‘)

Frank Zappa - Apostrophe (')

Apostrophe è il disco destinato a sfruttare l’onda lunga del successo avuto con il suo predecessore. I brani composti per quest’album provengono in gran parte dalle sessioni di Over-Nite Sensation e prima di lanciare sul mercato (‘) Franco studia una campagna pubblicitaria basata su 30 secondi di spot assieme a Cal Schenkel (autore anche questa volta dell’artwork dell’album).

Durante il tour di (‘) Jean-Luc Ponty decide di uscire dalla band giudicando la deriva musicale intrapresa da Zappa troppo commerciale. Lesa maestà, ZappaPonty si lasciano nel peggiore dei modi e senza margine per collaborazioni future. Questo caso evidenzia quanto Zappa volesse dei meri esecutori privi di ogni spirito critico, in modo tale da poterli adattare al meglio in qualsiasi idea di musica gli balenasse in testa.

Ponty punta il dito contro la necessità di Zappa di doversi buttare a corpo morto nella satira dal momento in cui le sue derive jazziste non vengono carpite dalla maggioranza del pubblico. In un certo senso il violinista tocca un nervo scoperto di Frengo che solitamente attinge a piene mani dall’humus televisivo americano – specchio di un popolo catturato dagli effimeri valori dello showbiz e di scarso spessore intellettuale.

Questo avviene per Stink Foot – brano di chiusura di (‘) – ispirato da una pubblicità sul deodorante per piedi fetosi della Mennen, dove il cane (citato nella canzone col nome di Fido) sviene nel momento in cui il padrone si sfila le scarpe.

La prima parte di Apostrophe è una suite – di 4 brani – che narra il sogno di un uomo all’interno del quale impersona la figura di un eschimese di nome Nanook.

In Don’t Eat the Yellow Snow – brano di apertura di (‘) – Nanook deve prestare particolare attenzione a non bere la mortale neve gialla che indica la strada battuta dagli husky.

La canzone sfocia in Nanook Rubs It, ma il punto di vista cambia, ora siamo nei panni dell’antagonista della storia – il cacciatore di pellicce – che cattura il cucciolo di foca di Nanook. Accortosi della situazione Nanook agisce menando il pistolino dell’husky e invogliando il cane a mingere la “deadly yellow snow” direttamente sugli occhi del cacciatore di pellicce (la canzone stessa suggerisce che questo avvenimento andrà a sostituire l’episodio del mud shark nella mitologia zappiana).

Il cucciolo è salvo, ma il cacciatore di pellicce perde l’uso della vista. Nonostante il dolore, si ricorda però di una antica leggenda eschimese che spinge chiunque abbia perso la vista per mano di un eschimese di nome Nanook ad andare a St. Alfonzo attraversando miglia e miglia di tundra.

In St. Alfonzo’s Pancake Breakfast viene abbandonato il cacciatore (non sapremo mai se sia guarito o meno) e ci si concentra sulla ricetta del pancake. I pancake sono al centro anche di Father O’Blivion brano nel quale il parroco della città – intento a preparare il pancake – non consente ad un folletto irlandese – sgamato a smanettarsi con un calzino – di mangiare la sua pancake in nome di St. Alfonzo.

Il lato A è quindi una lunga suite nella quale gli interpreti ed i luoghi cambiano continuamente creando una sorta di mini operetta folle e priva di qualsiasi significato apparente oltre la forte ironia.

A seguito arriva Cosmik Debris – uno dei brani più conosciuti nella discografia zappiana – che è un trait d’union con i brani presenti in due album pubblicati negli anni passati: nello specifico “dust of Grand Wazoo” (riferimento all’ultimo album appartenente alla trilogia jazz The Grand Wazoo) e Camarillo Brillo (brano d’apertura di Over-Nite Sensations) “Now is that a real poncho or is that a Sears poncho?“. Da Over-Nite inotre è stato scartato il capolavoro Uncle Remus, prontamente reinserito in (‘).

Piccola menzione d’onore, la title-track è uno stupendo brano strumentale che vede la collaborazione al basso di Jack Bruce dei Cream.

Apostrophe entra negli annali come il disco più venduto all’interno dell’intera discografia di Zappa. Piacevole, irriverente, scherzoso e mai lagnoso. Per chi avesse delle difficoltà e si chiedesse da dove partire con Zappa, questo album può essere sicuramente un buon inizio per approcciare con il leviatano discografico di Frengo.

Frank Zappa – Over-Nite Sensation

Frank Zappa - Over-Nite Sensation

Over-Nite Sensation è uno dei vari spartiacque nella carriera di Zappa, maturato dalla volontà di distaccarsi dal filone fusion di Waka/Jawaka si accosta ad una idea di musica che – in apparenza – è meno complessa di quella propinata finora.

Le sonorità tipiche della musica nera – tra il funky ed il pop soul – si insinuano nella struttura compositiva di Zappa rendendo orecchiabile ciò che prima era una trama di suoni strutturata capace di schiantare anche il più volenteroso degli ascoltatori.

Per i cori Frank inserisce la quota black ingaggiando Tina Turner e The Ikettes, con un salario pari a non più di 25 dollari a canzone per cantante “Volevo aggiungere dei cori ai pezzi, e il mio road manager propose: ‘Perché non usi le Ikettes?’ Gli chiesi: ‘Posso usarle davvero?’ e lui mi rispose di sì. Ma sapete dov’era il trucco? Ike Turner ci costrinse a pagare le ragazze non più di 25 dollari per canzone, perché era la paga che ricevevano da loro. Non importava quante ore ci mettessero a incidere un pezzo, non potevo pagarle più di 25 dollari a testa a canzone, compresa Tina.”

The Ikettes sono una presenza costante in Over-Nite Sensation e sbattono il timbro su una delle canzoni simbolo dell’intera discografia zappiana, quella Montana che racconta la brillante idea di business avuta da un uomo che decide di trasferirsi in Montana per avviare una coltivazione di filo interdentale e divenire un magnate del settore (il tutto traslato in un testo con un perfetto slang spensierato da uomo del ranch).

Montana ha delle variazioni vertiginose, soprattutto nella parte centrale, tant’è che Zappa ricorda “Una delle parti centrali di Montana era così difficile che le ragazze dovettero provarla per un paio di giorni. Solo una parte. […] Tina era così contenta di essere riuscita a cantare una cosa del genere che andò nello studio accanto, in cui stava lavorando Ike, e lo trascinò lì per fargli sentire il risultato del suo lavoro. Ike ascoltò il nastro e disse ‘Cos’è sta merda?’ e uscì”.

Ike è talmente stronzo da negare i credits a Tina e The Ikettes. In tutto questo, come non inserire un’ulteriore nota di gossip?

Celebri sono i casi di violenza domestica subiti da Tina negli anni della relazione con Ike, tanto da spingere lo stesso Frank a chiedersi come la loro storia possa essere durata così tanto tempo “La trattava in maniera orribile, ed era una ragazza davvero carina. Una domenica stavamo registrando lì. Lei non c’entrava con la registrazione, ma si presentò con un intero pentolone di stufato che aveva comprato per chi stava lavorando. Immagina la scena, dal nulla arriva Tina Turner con un cencio in testa e un pentolone di stufato. È stata davvero carina”.

Ora, siccome siam qui per Over-Nite Sensation e invece mi sono ritrovato a trapuntare i cazzi di Tina Turner a destra e a manca, consentitemi di tornare in carreggiata.

Per Over-Nite Sensation, Frank non si riduce al compitino e ci mette del suo, aggiungendo ad una struttura musicale più fruibile dei testi scandalosi per il bigottismo della società americano, talmente difficili da digerire da far passare in secondo piano i sottili attacchi al sistema politico.

Ne sono un esempio Dirty Love – descrizione di una relazione meramente sessuale tra una groupie ed il protagonista che non guarda in faccia nessuno pur di appagare la propria brama libidinosa (I don’t need your sweet devotion/I don’t want your cheap emotion) – e Dinah-Moe Humm – incentrata su una perversione di Zappa riguardante una donna che scommette 40 dollari sul fatto che Frank non riuscirà a placare le sue voglie (salvo poi scoprire che lei trae diletto nel vedere Zappa fottere la di lei sorella).

Insomma, canzoni abbastanza discinte negli argomenti che fungono da propulsore nelle vendite dell’album e assurgono Zappa al ruolo di provocatore.

Lo stentoreo – e a tratti tedioso – comportamento di Frank affonda le radici nella forte volontà di difendere il Primo emendamento della Costituzione statunitense (libertà d’espressione), basandosi su di un semplice ragionamento: perché l’orgasmo simulato da Jane Birkin in Je T’Aime (Moi Non Plus) o da Donna Summer in I Feel Love viene comunemente accettato, mentre canzoni come Dinah-Moe Humm e Dirty Love no?

In fondo l’animo progressista di Frank non ha mai guardato in faccia nessuno e la sua profonda indignazione ha scoperchiato un vaso di Pandora, con una battaglia decennale contro la censura ed il perbenismo radicato nello Zio Sam. Per questo il turpiloquio adoperato da Zappa ha avuto un ruolo fondamentale nella società americana, tanto da essere rappresentato nella copertina dell’album come lo slime che deborda dalla televisione.

I’m The Slime è una critica sociale molto sottile (con un giro di basso magnifico che ricorda Stevie Wonder e la Motown), nei confronti di una popolazione lobotomizzata dalla televisione, che accetta passivamente ogni singola sciocchezza propinata dal tubo catodico.

Il controllo attraverso i media è un argomento caro e stabile nella discografia di Frank (ad esempio in Apostrophe con Stink Foot). Se dovessimo proporre un parallelismo, paragono I’m The Slime ai The Simpson delle prime stagioni, dove la satira spadroneggia e affonda il coltello nel deficit d’attenzione che colpisce la popolazione americana (non è un caso che Matt Groening e Frank Zappa fossero legati da un genuino rapporto di amicizia e confronto).

La copertina del disco è illustrata da Dave McMacken, scena che ben rappresenta una distopia surreale alla Dalì, nel quale è possibile cogliere lo slime e lo stesso Zappa che fuoriescono dal televisore, oltre ad una serie di elementi disposti alla rinfusa – nella stanza di un motel – in un guazzabuglio grottesco che ben identifica ciò che l’ascoltatore dovrà ascoltare.