Buffalo Springfield – Buffalo Springfield

Buffalo Springfield - Buffalo Springfield

Il flusso di fricchinicchi in quel di Los Angeles nel 1966 (che diffondono una pandemia di pace, amore e chiasso) ha creato malumore nei cittadini, che esternano tutto il disappunto con una petizione offline (nonostante gli eventi abbiano avuto sviluppo nei pressi della UCLA, sfortunatamente per la cittadinanza, ARPANET non ha ancora preso vita). Emerge così il contro-disappunto da parte dei giovani e dei fricchinicchi – considerano tutto questo marasma sociale come una violazione dei diritti civili –  che organizzano una protesta di massa affrontata dai cops con una foga arruffona degna del miglior Kanye West incazzato.

Stephen Stills testimonia quello che succede prendendo carta e penna e scrivendo For What It’s Worth (conosciuta anche come Stop, Hey What’s That Sound, celebre verso presente nel ritornello). La canzone viene presentata con queste parole al produttore esecutivo Ertegun (lo stesso dei CSN): “Ho questa canzone qui, per quel che vale (for what it’s worth), se la vuoi”.

Tante volte erroneamente – come spiegato da Stills – l’opinione pubblica ed i critici hanno collegato questo brano alla sparatoria della Kent State (avvenuta 3 anni dopo e catturata da Young in Ohio, singolo spesso presente nelle edizioni successive di Déjà Vu).

Così uno dei fenomeni musicali più sottovalutati della storia prende forma e notorietà: i Buffalo Springfield, nati dall’incontro tra Stephen Stills, Neil Young e Richard Furay (oltre che Palmer e Martin). Non è stato un fuoco di paglia il loro successo, ma soprattutto la maggior parte dei membri non sono stati delle meteore; le avversità e alcune situazioni particolari hanno contribuito allo scioglimento della band dopo soli 2 anni e due eccellenze registrate in studio. La celebrità di Stills e Young cresce in questo periodo garantendo il successo postumo ai Bufali e rendendoli negli anni un cult. Alcuni li ricordano unicamente per For What It’s Worth divenuta un inno politico per tanti fricchinicchi e ragazzi degli anni ’60.

I natali del disco sono riconducibili alla presenza intensiva della band – seppur per un breve periodo – nel cartellone del Whiskey a Go Go, che ha fatto notare i Bufali ai produttori di Sonny e Cher. La registrazione del disco effettuata con un missaggio in stereo non ha reso giustizia – secondo Stills e Young – al reale valore delle composizioni della band, reputando di gran lunga superiori le registrazioni in mono fatte da loro stessi. Questa interpretazione riflette soprattutto il pensiero di Neil Young – che influirà poi nella sua discografia in maniera prepotente – in quanto il disco non rispecchia a pieno il sound intenso e viscerale che invece viene offerto dai Bufali durante le performance live, facendoli apparire diversi dalle loro intenzioni.

Una manciata di mesi dopo la commercializzazione dell’album, viene immessa nel mercato una versione con For What It’s Worth al posto della meno rinomata Baby Don’t Scold Me.

Nonostante Neil Young fosse il principale autore dei brani dopo Stills, i produttori hanno giudicato la voce di Nèllo non in linea con i canoni dell’epoca; per questo motivo alcuni suoi brani sono stati interpretati dalla voce classicheggiante di Furay, come nel caso del primo singolo Nowadays Clancy Can’t Even Sing (un brano che evidenzia già l’acerba capacità di Nèllo néllo scrivere un brano alla Petula Clark) o la sognante Flying On The Ground is Wrong con una struttura ed uno stile che evidenziano marcatamente la stima incondizionata di Nèllo nei confronti di Roy Orbison.

Piccola curiosità: Buffalo Springfield oltre ad essere il nome del gruppo e del primo disco, è anche il nome di un trattore dal quale è stato preso il nome. Se sei una brava persona, devi possedere questo disco.

Crosby, Stills & Nash – CSN

CSN - CSN

Uno dei progetti più interessanti della storia della musica tra anni ’60 e ’70 è rappresentato dall’unione di tre soggetti distanti, differenti culturalmente e musicalmente parlando. Crosby (cicciopanzo), Stills (stronzacchiotto permaloso), Nash (il fottiMitchell).

I CSN nascono quasi casualmente, per merito di uno Stills che ha visto naufragare il progetto Buffalo Springfield, di un Crosby in rotta con i Byrds (che rosicavano per le sue doti compositive) e di un Nash raccattato dagli Hollies. Le notevoli capacità dei singoli riescono a culminare in una collaborazione dall’alchimia travolgente, i brani sono riconoscibili e facilmente riconducibili ad ogni singolo membro; gli impasti vocali sono il cavallo di battaglia.

La nascita della band avviene con Suite: Judy Blue Eyes – che apre il disco -composta da Stills che immediatamente dopo lo scioglimento dei Bufali non è stato con le mani in mano ed ha cominciato a sperimentare con Crosby. E’ una composizione suddivisa in 4 parti ed il titolo gioca col fatto di essere una vera e propria Suite, parola assonante con Sweet.
Sweet Judy Blue Eyes è una dedica a Judy Collins, fiamma del periodo di mollicone Stills, che guarda caso era sul punto di mollarlo. Morale della favola, lui scrive una bella canzone, lei lo ringrazia e lo molla lo stesso per un altro tizio. Brava Judy, complimenti!

Lo stesso Stills affermerà successivamente che “La rottura era prossima… siamo entrambi troppo larghi per una casa.”, considerando l’attuale silhouette alla Hitchcock che Stills sfoggia con vanagloria, possiamo comprendere benissimo che il monolocale in cui vivevano il permaloso e Collins stava diventando troppo piccolo, quindi si sono lasciati per questioni di spazio vitale.

Continuando la digressione riguardante la Suite c’è da dire che i CSN sono nati per registrare unicamente questa composizione, difatti Permastronz e Cicciopanzo discutevano da tempo di creare una band vocale di tre elementi, seppur la quantità di adipe presente e futura dei due poteva lasciar intendere di essere una three band nonostante fossero in due.  Mancava di fatto una vocetta che ci stesse bene. Che succede? Accade che durante un pomeriggio con un happening del tutto informale – al quale era presente anche NashStills e Crosby hanno cantato You Don’t Have to Cry.

Nash gasatissimo dalla situazione chiede ai due di cantarla altre volte, l’ennesima volta partecipa anche lui alla performance canora, completando la linea vocale mancante. Quest ultimo è considerato da tutti come il collante che ha consentito ai CSN di sopravvivere in sala studio durante le sessioni, colui che ha portato uno stile british e pop alle registrazioni e si è bombato la Mitchell (a dire il vero anche Crosby, ma ne parleremo un’altra volta).

Una piccola menzione va fatta anche a Wooden Ships – capolavoro di Crosby – prestata ai Jefferson Airplane (capaci di rielabolarla in chiave psichedelica) e pubblicata nell’album Volunteers.

La storia che c’è dietro alla copertina dell’album è curiosa: i tre sono seduti su di un divano – in ordine contrario rispetto alla dicitura del gruppo (Nash, Stills, Crosby) – fuori una casa abbandonata, la foto però viene stata scattata prima che il nome del supergruppo fosse concordato. Una volta deciso il nome, una manciata di giorni dopo – con eccelso sforzo di meningi – decidono di recarsi nuovamente nel luogo incriminato e di rifare la foto… ma purtroppo la casa è già stata abbattuta.

Dalla finestra fa capolino – con sguardo inquietante e con una manciata di risentimento per non far parte del nome della band – il batterista Dallas Taylor dentro la casa diroccata. Alcuni sostengono che la sua faccia sia stata aggiunta successivamente con un fotomontaggio, altri credono che sia stato abbattuto assieme all’edificio. Io non mi esprimo, indagate voi.

Dopo tutto questo “casino” comincia la stesura dell’eponimo disco a sei mani, raffinato, che ancora oggi risulta estremamente godibile, fresco e pop, e che – per seppur un breve periodo – riuscirà a contendere notorietà e vendite ai The Beatles.