The Mothers Of Invention – Freak Out!

Frank Zappa & The Mother Of Invention - Freak Out

Sei fuori di testa Frank! Far confluire in un disco RnB, pop, psichedelia, rock sound60s e jingle pubblicitari sembra proprio voler andare incontro ad un pastrocchio di dimensioni enormi, eppure c’è una lucida follia dietro questa idea. Sì, un’idea musicale ben definita, che fa da corollario ad una satira senza mezze misure nei confronti della società statunitense.

Frank è colui cresciuto a pane RnB e Varese, come dire dalla musica popolare per eccellenza alla dissonanza sonora, riuscendo senza mezzi termini a partorire la musica totale, spaziando da concetti apparentemente disgiunti e dimostrando una continuità importante tra loro, annullando di fatto quella tediosa classificazione in generi musicali che suscita solamente confusione e miopia negli ascoltatori più pigri.

Ascoltando Freak Out! si ha come l’impressione di essere catapultati in un continuo spot commerciale: jingle apparentemente sciocchi (ma si sa che nella semplicità risiede la complessità) edificati su marimba e kazoo; impasti ed esagerazioni vocali; titoli volutamente naif. Una sorta di esasperazione sonora del periodo musicale volta a ridicolizzare tutti quei gruppi impegnati a prendersi troppo sul serio o a scimmiottare i Beatles. Sì proprio quei Beatles che in Freak Out! carpiscono molti elementi che porteranno all’ideazione di Sgt. Pepper, e insomma lo si sa che un disco tira l’altro, basta nominare un titolo e puntualmente si coprono sei gradi di separazione con nonchalance.

Altra curiosità è che giusto per poche settimane, Freak Out! non possa essere considerato il primo doppio album della storia, record che appartiene a Zimmy e al suo Blonde On Blonde. Per carità poco conta per Frank, uomo che ha modellato idee musicali di ogni tipo fondendo e sperimentando a più non posso, passando in sordina il più delle volte per l’enorme mole di musica prodotta.

Tornando a noi e accantonando questo tsunami di seghe mentali: cos’è Freak Out!? È la rottura degli schemi, lo svincolo dalle convenzioni sociali. Nomen-omen (will I see your face again?)  è il disco d’esordio dei Mothers Of Invention, in origine The Mothers, costretti a cambiar nome dall’etichetta discografica in quanto diminutivo di motherfuckers (anche se a detta di tutto avrebbe avuto un’accezione positiva, ma vabbé, la Murica benpensante dell’epoca poco transigeva su queste idee deliziosamente controtendenza). Quindi i Mothers cambiano nome nel ben più parco Mothers Of Invention, ma facendo un passo ulteriore indietro scopriamo che i Mothers sorgono dalle ceneri dei Soul Giant, band di RnB bianco che vede entrare nella formazione un tizio gracilino dal naso aquilino e il baffo fulvo.

Frank Zappa prenderà in mano le sorti della band, svoltando come un calzino le idee musicali dei componenti e spingendole verso lidi finora impensati…  l’obiettivo primario è di allargare la formazione, i casting si rivelano per forza di cose belli lunghi, difficile accontentare Frank o sopportarlo tanto a lungo (come nel caso di Alice Stuart, incapace di condividere l’istinto del rap chicano che a una certa Zappa non è più in grado di soffocare). Arriva così Henry Vestine, un’anima affine a Zappa che successivamente mollerà perché l’idea di suonare esclusivamente blues gli faceva cagare “non posso suonare questa merda! Vi mollo, vado con una blues band” ricorda Jimmy Carl Black.

I Mothers of Invention tengono botta e scrivono Trouble Every Day – brano di cronaca incentrato sui disordini di Watts avvenuti nel 1965 (un incrocio tra Ohio e For What It’s Worth) – e firmano il contratto con la Mgm-Verve ma risulta molto difficile venderli in giro “questi non vendono un cazzo!” (leggetela con la voce di Rupert Sciamenna quando giudica Rocchio). Chi li mette sotto contratto è Tom Wilson già fautore della svolta elettrica di Dylan in Bringing It All Back Home e produttore di Like A Rolling Stone, convinto di avere tra le mani una one shot band.

“Quando ho sentito per la prima volta Like A Rolling Stone volevo lasciare il business della musica, perché pensavo ‘se questa canzone si impone e il suo messaggio viene recepito, non ho bisogno di fare nient’altro’. Ma ciò non accadde, vendette molto ma la gente non comprese a fondo il pezzo”. Questo è il ricordo di Zappa sul brano di Dylan.

Ora, Tom Wilson è tutto fuorché uno sprovveduto direte voi, cavolo… ha prodotto anche gente come John Coltrane, Sun Ra e Cecil Taylor. Tom Wilson ha la pelle nera, non è una puntualizzazione fuori luogo, anzi sarà il motivo scatenante dell’effetto domino che darà il là al successo dei Mothers Of Invention. Quindi dicevamo che ha la pelle nera, e la canzone dei Mothers sui disordini a Watts termina con l’accusa alla società da parte di Zappa ” Non sono nero, ma ci sono tante occasioni in cui vorrei poter dire di non essere bianco”… ecco, quando Tom sente questa frase, va in visibilio, vuole occuparsi dei Mothers convinto che siano un gruppo RnB bianco, promette loro la produzione, e scompare per i successivi 4 mesi.

I Mothers si ritrovano in sala registrazioni con Wilson ancora convinto di avere un gruppo anziché un altro… poi succede che Zappa & co. Registrano in sequenza Any Way The Wind BlowsHungry Freak Daddy e Who Are The Brain Police?. I brani sono fortemente autobiografici, forse è l’unico disco di Zappa nel quale le canzoni attingono fondamentalmente nella vita dell’autore, dall’infanzia a Cucamonga alle recenti esperienze musicali con i Soul Giants.

Wilson non crede alle proprie orecchie, le sue valutazioni della prima ora si rivelano totalmente sballate, la prima cosa che fa è alzare la cornetta e chiamare la Mgm “Hey scusate, non avevo capito un cazzo… questi sono bravi, datemi più soldi, non ve ne pentirete”… Frank ringrazia, intasca e il giorno dopo ha già i nuovi arrangiamenti – per 20 e passa musicisti – per tutto il disco, più soldi significano maggiore profondità sonora ai brani. Se prima il budget minimo per registrare era di 5000 $, a fine sessioni vengono toccati i 21000 $ di spese.

Uno Zappa in frac (un Frac Zappa) – ispirato dai suoi numi tutelari Varese, Stravinskij e la dodecafonica di Schönberg – fa montare un palchetto in sala registrazione per condurre i membri dell’orchestra, sorpresi di trovarsi degli spartiti dinanzi e incapaci di credere che li avesse scritti proprio quel freak.

La poliedricità di Zappa comincia a farsi prepotente, una tirannia che condurrà allo scioglimento poi dei Mothers, la necessità di non scendere a compromessi è evidenziata anche dalla scelta dell’artwork “La copertina è strettamente connessa al contenuto di un disco. Da l’idea di cosa ci trovi dentro. Perciò più il tutto è bello ed accattivante, maggiore sarà il gradimento di chi ha scelto di comprare il disco”.

Quanto scritto sopra dimostra quanto Zappa fosse uomo di controllo e marketing, capace di capire quanto l’immagine contasse per promuovere la propria musica – a questo è anche ascrivibile il processo di mitologizzazione del baffo – e per tale motivo decide di circondarsi di freak, un po’ come i Byrds si sono circondati da un clan di fricchettoni.

Sarebbe straordinario parlare anche della nascita della diatriba tra Lou Reed e Zappa, ma direi che sono già andato troppo oltre e magari l’attenzione verso l’articolo è volata via… ne scriverò un’altra volta.

 

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David Crosby – If I Could Only Remember My Name

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Il bonaccione dal folto baffo e dalla panza consistente ha dato fondo a tutta la sua ispirazione e a tutte le sue conoscenze per creare questo gioiellino generazionale. Sicuramente il titolo dell’album ci porta a riflettere seriamente sull’Alzheimer e sul fatto che uno si può dimenticare come si chiami e non ricordarlo per giorni, o periodi lunghissimi. Sensibile riguardo simili tematiche ed impaurito dalla possibile configurazione di tale scenario, Crosby chiama a sé tanti amichetti importanti – per registrare questo lavoro – affinché gli tengano la mano durante le sessioni e lo rassicurino sulla sua reale identità.

Questo preambolo serve a farvi capire che questo album è tutt’altro che insipido e privo di senso: si va dagli amici e colleghi Nash fottiMitchell e Young, a Joni Mitchell (ex fidanzata anche di Crosby), dai Jefferson Airplane ai Grateful Dead (Jerry Garcia torna a collaborare con Crosby dopo averlo fatto con i CSNY in Déjà vu).

Come gran parte delle opere classiche, quest’album ottiene giusto riconoscimento dopo molti anni, quando viene compresa la reale dimensione, quando si riesce a misurare la portata dei temi trattati e la sensibilità artistica con la quale sono stati affrontati ed il periodo storico nel quale sono stati cantati. Una investitura inusuale viene dall’Osservatore Romano, che nel 2010 offre ulteriore visibilità a questo grande classico quasi dimenticato dalle nuove generazioni, facendolo rientrare all’interno della top10 degli album pop di tutti i tempi.

If I Could Only Remember My Name riesce nell’intento di descrivere il sound della West-Coast, influenzando molti gruppi a venire e celebrando un funerale hippie che consacra un periodo ormai avviato verso il viale del tramonto (come dimostra la stessa copertina che ci sbatte davanti un tramonto, con sotto lo sguardo languido di cicciopanzo, che ha l’occhietto umido).

Crosby è stata l’anima più fricchinicchi dei CSNY – tanto hippie da commuoversi durante la registrazione di Ohio – ed è quello che più di tutti ha rappresentato fisicamente l’essere fricchinicchi. E’ per tale motivo che questo disco è così sacro ed intimo. Certo… anche un abuso abbastanza corposo di troche ha influito nel sound psichedelicofricchinicchio, ma fortunatamente la presenza dei santi in terra come Jorma Kaukonen e Jerry Garcia (senza contare il resto dei Grateful Dead e dei Jefferson Airplane) hanno sicuramente posto un freno a Crosby, limitandone l’uso delle droghe.

Aldilà di tutto, David Crosby ha il merito di aver creato un palliativo auditivo che concilia i sensi con tutto ciò che ci circonda, consigliarlo è un obbligo morale.

Buffalo Springfield – Buffalo Springfield

Buffalo Springfield - Buffalo Springfield

Il flusso di fricchinicchi in quel di Los Angeles nel 1966 (che diffondono una pandemia di pace, amore e chiasso) ha creato malumore nei cittadini, che esternano tutto il disappunto con una petizione offline (nonostante gli eventi abbiano avuto sviluppo nei pressi della UCLA, sfortunatamente per la cittadinanza, ARPANET non ha ancora preso vita). Emerge così il contro-disappunto da parte dei giovani e dei fricchinicchi – considerano tutto questo marasma sociale come una violazione dei diritti civili –  che organizzano una protesta di massa affrontata dai cops con una foga arruffona degna del miglior Kanye West incazzato.

Stephen Stills testimonia quello che succede prendendo carta e penna e scrivendo For What It’s Worth (conosciuta anche come Stop, Hey What’s That Sound, celebre verso presente nel ritornello). La canzone viene presentata con queste parole al produttore esecutivo Ertegun (lo stesso dei CSN): “Ho questa canzone qui, per quel che vale (for what it’s worth), se la vuoi”.

Tante volte erroneamente – come spiegato da Stills – l’opinione pubblica ed i critici hanno collegato questo brano alla sparatoria della Kent State (avvenuta 3 anni dopo e catturata da Young in Ohio, singolo spesso presente nelle edizioni successive di Déjà Vu).

Così uno dei fenomeni musicali più sottovalutati della storia prende forma e notorietà: i Buffalo Springfield, nati dall’incontro tra Stephen Stills, Neil Young e Richard Furay (oltre che Palmer e Martin). Non è stato un fuoco di paglia il loro successo, ma soprattutto la maggior parte dei membri non sono stati delle meteore; le avversità e alcune situazioni particolari hanno contribuito allo scioglimento della band dopo soli 2 anni e due eccellenze registrate in studio. La celebrità di Stills e Young cresce in questo periodo garantendo il successo postumo ai Bufali e rendendoli negli anni un cult. Alcuni li ricordano unicamente per For What It’s Worth divenuta un inno politico per tanti fricchinicchi e ragazzi degli anni ’60.

I natali del disco sono riconducibili alla presenza intensiva della band – seppur per un breve periodo – nel cartellone del Whiskey a Go Go, che ha fatto notare i Bufali ai produttori di Sonny e Cher. La registrazione del disco effettuata con un missaggio in stereo non ha reso giustizia – secondo Stills e Young – al reale valore delle composizioni della band, reputando di gran lunga superiori le registrazioni in mono fatte da loro stessi. Questa interpretazione riflette soprattutto il pensiero di Neil Young – che influirà poi nella sua discografia in maniera prepotente – in quanto il disco non rispecchia a pieno il sound intenso e viscerale che invece viene offerto dai Bufali durante le performance live, facendoli apparire diversi dalle loro intenzioni.

Una manciata di mesi dopo la commercializzazione dell’album, viene immessa nel mercato una versione con For What It’s Worth al posto della meno rinomata Baby Don’t Scold Me.

Nonostante Neil Young fosse il principale autore dei brani dopo Stills, i produttori hanno giudicato la voce di Nèllo non in linea con i canoni dell’epoca; per questo motivo alcuni suoi brani sono stati interpretati dalla voce classicheggiante di Furay, come nel caso del primo singolo Nowadays Clancy Can’t Even Sing (un brano che evidenzia già l’acerba capacità di Nèllo néllo scrivere un brano alla Petula Clark) o la sognante Flying On The Ground is Wrong con una struttura ed uno stile che evidenziano marcatamente la stima incondizionata di Nèllo nei confronti di Roy Orbison.

Piccola curiosità: Buffalo Springfield oltre ad essere il nome del gruppo e del primo disco, è anche il nome di un trattore dal quale è stato preso il nome. Se sei una brava persona, devi possedere questo disco.