David Bowie – The Rise And Fall of Ziggy Stardust and The Spiders From Mars

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Vince Taylor dopo un bel crollo nervoso crede ci siano legami palesi tra Gesù Cristo e gli alieni…

Legendary Stardust Cowboy, è un cazzo di texano pazzo furioso – un ibrido tra un cowboy all’apice della sfiga e la genialità senza paletti di Daniel Johnston… Ziggy, invece, è il nome di una sartoria di Londra davanti alla quale passava spesso Bowie.

Beh, sono questi i capisaldi alla base del concept per eccellenza: la personalità dal primo, lo stile e parte del nome dal secondo.

Signore e Signori ecco a voi Ziggy Stardust. Il prototipo di rockstar, promiscuo, invischiato nelle droghe, ma portatore di messaggi di pace e amore. Vince Taylor e Stardust Cowboy non sono gli unici a contribuire alla formazione dell’Adriano Meìs albionico; è possibile scorgere tratti di Lou Reed, Marc Bolan e Iggy Pop, tutti grandi amici e ispiratori di Bowie – con i quali collaborerà consistentemente nel corso degli anni alimentando pezzi di storia di cui parleremo o abbiamo già parlato.

“Ci sono 5 anni prima della fine del mondo [facendo direttamente o indirettamente riferimento all’Orologio dell’apocalisse]. E’ stato annunciato che finirà per via di una carenza di risorse naturali. Ziggy è come se fosse un bambino che può accedere alle cose che pensava di volere. Gli adulti invece hanno perso ogni contatto con la realtà ed i bambini sono stati abbandonati a loro stessi a saccheggiare qualsiasi cosa. Ziggy era in una rock and roll band e i bambini non volevano il rock. Non c’è nemmeno elettricità per suonarlo. Il consulente di Ziggy gli consiglia di cercare delle novità e cantarle, perché adesso come adesso… non ci sono delle notizie da raccontare. Così Ziggy fa questo e porta solo delle novità terribili. All The Young Dudes è una canzone su queste novità, non è un inno alla gioventù come pensa la gente… è l’opposto.

La fine arriva quando l’Immensità giungerà. E’ il buco nero, ma ho dato al pubblico questa definizione perché era veramente dura spiegare sul palco cosa fosse questo buco nero.

Ziggy – in sogno – è consigliato dall’Immensità di scrivere della venuta di Starman, ovvero la prima notizia pregna di speranza che la gente avrebbe sentito. Gli uomini delle stelle di cui Ziggy parla, sono chiamati gli Immensi, e sono dei saltatori nei buchi neri, coloro che sarebbero venuti sulla terra per invertire il destino. Sono atterrati nel Greenwich Village e non hanno alcun interesse legato alla terra o a chi vi abita. Sono semplicemente capitati nel nostro universo saltando in un buco nero, la loro intera vita è votata al viaggio da un universo all’altro. Adesso Ziggy comincia a credere in tutto ma soprattutto in sé stesso, vedendosi come un profeta dei futuri Starmen. Quando gli Immensi arrivano, prendono parti di Ziggy per diventare reali, in quanto nella loro condizione natia sono composti di antimateria e non possono esistere nel nostro mondo. Strappano i suoi pezzi sul palco durante Rock ‘N’ Roll Suicide, successivamente alla morte di Ziggy, gli immensi si appropriano dei suoi elementi rendendosi visibili.”

Questo è il disco spiegato da David Bowie a William S Burroughs ed in quest’ottica “sicuramente” il discorso “fila” senza troppi intoppi, il dubbio sul concepimento del materiale così come lo ascoltiamo oggi c’è in quanto lo stesso Bowie ammette: “da quando ho scritto i brani, la mia interpretazione degli stessi è cambiata una volta che il disco ha preso forma.”

Si comincia con uno dei brani di apertura più belli che sia stato concepito, Five Years. Una ballata grama che molto si avvicina al lirismo di Lou Reed, del tutto speculare alla altrettanto splendida chiusura in 50s style Rock N Roll Suicide, entrambe scandite da un ritmo lento in crescendo. Quest’ultima oltre ad essere la cronaca delle ultime ore di Ziggy Stardust, appare anche come un racconto autobiografico sullo status della rockstar e sulla consapevolezza nel passaggio tra giovinezza e maturazione.

Moonage Daydream – con quell’intro di chitarra memorabile di Mick Ronson – ci spiega chi è Ziggy: un androgino, un alligatore (riferimento al grande Bill Haley di See You Later Alligator), un rocker, un messia pronto a salvare la terra. Si prosegue poi con Starman, che ci racconta della venuta degli Immensi e da lì in poi il disco prosegue come ce lo ha spiegato Bowie.

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spider From Mars deve tantissimo alla band e a Mick Ronson – con la quale Bowie ha registrato – che esprime un sound coinvolgente e deciso con ritmi più sferzanti rispento al folk di Hunky Dory. Il disco viene registrato per metà poco prima dell’uscita di Hunky Dory, e viene pensato come colonna sonora per una serie televisiva che avrebbe dovuto spiegare le vicissitudini di Ziggy Stardust. Le avventure dell’alter ego di Bowie proseguono anche in Diamond Dogs, ma la maggior parte della sua storia è incentrata nell’album che stiamo trattando.

Ziggy Stardust muore nel concerto all’Hammersmith Odeon del 3 Luglio 1973, nel quale Bowie riprende possesso di sé stesso eliminando la sua altra identità. L’idea dietro questa performance artistica a 360° porta Bowie ad una immedesimazione totale nel personaggio di Ziggy Stardust che spinge alla follia completa il cantante, follia che affronteremo nei prossimi articoli.

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Lou Reed – Transformer

Lou Reed - Transformer

Ci sono tre tipologie di reazioni che si possono avere pensando a Lou Reed: un profano esclamerebbe “Perfect Day!”; un meno-profano “Transformer!”; una persona più o meno preparata direbbe “il co-fondatore dei Velvet Underground!”; un ignorante direbbe “ghi è Lù Rìd nghééé?!”.

Bene ignorante, è il tuo giorno fortunato! Visto che oggi la pillola scelta dallo staff del sito (cioè me) è Transformer – ovvero l’album decisamente più commerciale e celebre di Lou Reed.

In questo caso è coadiuvato dal suo prezioso amico David Bowie – vero e proprio tuttofare in quegli anni – che fa da produttore e presta la propria voce come corista. Il Duca Bianco attuerà in questo caso una vera e propria opera di beneficenza nei confronti di un suo grande mito, quel Lou Reed che lo aveva fortemente ispirato con i Velvet Underground; qualche anno dopo ripeterà un’operazione simile con Iggy Pop, producendogli The Idiot. Bowie ha avuto la capacità di semplificare le sonorità di entrambi, consentendo di recuperare terreno commerciale dopo dei periodi poco fortunati.

Bando alle ciance e partiamo dall’origine di Transformer, che è un album estremamente orecchiabile e veloce da ascoltare, rivestito di glam e pieno di storie che lo rendono un narratore di favole perverse – Reed appare come l’Omero della New York grottesca di fine anni ‘60 e ‘70 – ma soprattutto segna il distacco netto dai Velvet Underground, creatura wharoliana di successo e influenza imponente.

Come già scritto per Hunky Dory, Transformer appare come un greatest hits, ricco di canzoni importanti, tra le quali spiccano: Perfect Day, Walk on the Wild Side, Satellite of Love e Vicious.

Perfect Day è l’inno alla semplicità per antonomasia. Brano arrangiato da Mick Ronson – chitarrista di Bowie, cardine dei The Spiders From Mars e co-produttore dell’album – è il resoconto di una giornata perfetta trascorsa da una coppia, le interpretazioni a riguardo sono essenzialmente due: la prima vuole che la canzone sia stata scritta da Lou Reed in preda alla nostalgia per i momenti trascorsi assieme ad una sua vecchia squinzia di nome Shelley Albin; l’altro punto di vista vuole che la canzone sia rivolta a Bettye Kronstadt, sua moglie dell’epoca sposata per cercare di stabilizzare la propria vita, matrimonio poi naufragato in un battito di ciglia – probabilmente per il cognome impronunciabile della dolce Bettye – che ha poi ispirato le storie narrateci in Berlin.

Walk on the Wild Side è la cronaca cruda e schietta della NY del periodo, quella Grande Mela della trasgressione più totale che aveva il proprio fulcro nella Factory di cui Reed faceva parte fino ad una manciata di anni prima. Ritroviamo perciò i protagonisti di quel momento come Joe Dallesandro, muso ispiratore di molti film di Andy Wharol (Little Joe, tra lui e Reed non scorreva buon sangue), l’attore Joe Campbell (Sugar Plum Fairy), Holly Woodlawn, Candy Darling e Jackie Curtis (rispettivamente Holly, Candy e Jackie, tre trans che bazzicavano gli ambienti wharoliani). Lou Reed riesce a trasportare con dovizia di particolari l’ascoltatore nella wild side, grazie anche ad un accompagnamento musicale ridotto al minimo con un suono del basso rotondo che carica di maggior significato il testo. Testo censurato dalle radio non tanto per via delle tematiche raccontate (come transessualità, sessualità e tossicodipendenza) bensì per il “doo doo-doo” associato alla frase “And the colored girl say” inteso dai perbenisti dell’epoca come un insulto razzista.

La parte di sassofono è stata eseguita da Ronnie Ross, musicista jazz ed insegnante di sax di Bowie durante la giovinezza (sassofonista anche nel brano di chiusura di Transformer ovvero Goodnight Ladies e nel White Album dei Beatles in Savoy Truffle).

Il leit motiv dell’album resta Andy Warhol, che come per Bowie è figura centrale ed essenziale per la carriera di Lou Reed. Facciamo perciò un salto indietro di 4 anni dalla pubblicazione di Transformer, siamo nel 1968, Valerie Solanas – frequentatrice abituale della Factory e femminista radicale, membro della S.C.U.M. – spara un colpo di pistola a Warhol attentando alla sua vita. Nonostante si pensi il peggio, Warhol sopravvive e da quel giorno ha una cicatrice sulla spalla a ricordargli quanto accaduto. Quella cicatrice viene omaggiata da Lou Reed in Andy’s Chest.

Anche per il brano di apertura – Vicious – c’è un simpatico aneddoto da riportare, nel quale Warhol mette il suo zampino rivolgendosi a Reed in questi termini “Hey, sacco di merda, perché non scrivi la canzone su di un violento?”, Luigi Giunco (vero nome di Lou Reed) gli risponde “ma che tipo di violento intendi di grazia?”, ed Andreino gli risponde “Oh, sciocchino, tipo io che ti colpisco con un fiore!”.

Dopo un momentino di imbarazzo, Reed si preoccupa unicamente di riportare fedelmente questa espressione rendendo celebre l’eccentricità di Warhol.

Proseguiamo rapidamente con Satellite of Love che è un brano magnifico, composto durante il periodo dei Velvet Underground anche se in versione più grossolana. Gran parte del merito per la scelta armonica si deve nuovamente al duo Ronson e Bowie che non sono sprovveduti e di musica ne capiscono veramente tanto.

New York Telephone Conversation è una perla di un minuto e mezzo che a mio avviso vale tutto l’album, forse è la canzone che più si avvicina alla musicalità del Bowie di Hunky Dory. Stesso discorso per Goodnight Ladies, una perfetta chiusura retrò che ben si sposa con la varietà sonora espressa in tutto l’album.

Per concludere, la copertina è frutto della capacità fotografica di Mick Rock che ritrae Lou Reed con colori contrastanti che lo fanno somigliare ad un Frankestein panda. In Italia il retro della copertina fu censurata per via di una foto con un tipo che aveva un erezione malcelata dai pantaloni.