Terry Riley – A Rainbow In A Curved Air

Terry Riley - A Rainbow in Curved Air

Terry Riley è il proto-genitore dell’angosciante bambino sole dei Teletubbies, non mi credete?  

Vuol dire che non avete mai avuto l’occasione di vedere la copertina di A Rainbow In A Curved Air, altrimenti la sua pelata rutilante ed il suo ghigno – che lo rende così dannatamente simile a Vigo il Flagello di Carpazia – li avreste ben impressi nell’ippocampo. 

A Rainbow In A Curved Air segna la legittimazione della stempiatura importante, dell’attaccatura dei capelli che parte dalle ossa parietali. Un taglio che detta legge nel patinato mondo musicale, fatto di lustrini e pallette, sarà ripreso una manciata di anni dopo da Brian Eno, col quale farà incetta di figa (andando contro ogni previsione del buon gusto). 
Credo che sia anche giunto il momento di raccontarvi un po’ di questo arcobaleno diviso in 2 lati meravigliosi, quasi antitetici. Innanzitutto oggi trattiamo di Terry Riley, un compositore profondamente ispirato da StockhausenCage, e ho l’onore di presentarvi un’opera che ha consacrato al grande pubblico Riley – al terzo tentativo discografico – registrata completamente in solitaria, con l’ausilio di due clavicembali, un rocksichord,  un darabouka, un tamburello, e tante ma tante sovra-incisioni.  
La title-track si caratterizza per un bombardamento di note, ispirato ai raga indiani, che si sovrappongono creando un effetto rincoglionimento/relax affatto male, in stile Baba O’Riley 

A dire il vero, per completezza di informazione gli Who in Baba O’Riley hanno voluto rendere omaggio a Riley (dove con BabaTownshend fa riferimento al santone Meher Baba). Ascoltando Rainbow si ha la sensazione che il cambiamento durante i 18 minuti e rotti, sia dentro di noi più che all’interno del brano. La percezione della musica varia, non si è più affaticati nell’ascoltare tutte quelle note proveniente da ogni dove, si è assuefatti e subentra un senso di appagamento e di meraviglia.  

I più attenti di voi noteranno delle similitudini con alcune sonorità della scena canterburina (GongAyers, Soft MachineWyattOldfield), non sbagliate affatto, perché Terry in questo ha fatto scuola. Rainbow è un brano che ancora oggi passa discrete piste a composizioni di elettronica più recenti. 

Ed è in quel momento che resti di sasso, quando comincia Poppy Nogood and The Phantom Band, una composizione molto più riflessiva, all’apparenza meno istintiva della title-track, più vicina al minimalismo ragionato di La Monte Young con il quale pochi anni prima lo stesso Riley ha condiviso parte del proprio percorso artistico.  

Young, nonostante fosse di qualche mese più giovine di Terry, si dimostra un maestro coi fiocchi per Terrino, introducendolo a John Coltrane e al suo free-jazz (che vi ritroverete paro paro in Poppy) alla musica del profondo Est, ovvero il Gagaku giapponese ed alla musica classica indiana. 

Amo i dischi strumentali, come ho amato il lavoro di Terry Riley, amo il minimalismo e mi piacerebbe aver modo di continuare a raccontarvelo in futuro. Magari in maniera ulteriormente concisa. 

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The Who – Tommy (1914-1984) Parte I

The Who - Tommy

Si ritorna con il botto, con la storia del rock e non solo…

Tommy è un doppio album dal quale poi è stato tratto l’omonimo film di Ken Russell, basato sulla storia di un ragazzo a cui piace giocare a flipper. Esso è sordo, muto e cieco, praticamente è come le tre scimmiette in un sol corpo.

Storia semplice e lineare direte, ma poi ci si mette Pete Townshend ad animare una delle opere rock più belle ed importanti del panorama musicale. Quando ha rilasciato dichiarazioni alla stampa sull’intenzione di scrivere un’opera rock riguardante un bambino pieno di questi disagi, non è stato creduto da nessuno.
D’altronde i dubbi della critica di allora sono tuttora leciti: come puoi giocare col flipper se non vedi la pallina, non senti i rumori, non puoi mandare in Tilt e non puoi bestemmiare quando la pallina cade nella buca? Non avrebbe senso.

Ma vabbè entriamo nel dettaglio per cercare di motivare questa pazzissima idea!
Essendo una rock opera ci sono dei protagonisti:

– Tommy;

– i genitori;

– l’amante della madre;

– Ernie lo zio pedofilo e molestatore;

– Kevin il cugino sadico;

– la prostituta;

– il predicatore;

– il campione di flipper (che detiene lo scettro sino all’arrivo di Tommy);

– il dottore.

 

TRAMA:

Tommy nasce agli albori della grande guerra, alla quale partecipa il padre, aviatore britannico creduto morto dalla moglie. La moglie, nonché madre di Tommy, non aspetta altro e la smolla ad un manzo di primo pelo… naturalmente il padre ritorna, con gran sorpresa di tutti, la sgama e uccide l’amante. Tommy assiste alla scena dietro ad uno specchio, i genitori impauriti dalla possibilità che il crimine venga spiattellato gli dicono “Tommy fai le scimmiette!”… lui ubbidisce immedesimandosi in un batter d’occhio perdendo tutti i sensi principali. Non finisce qui naturalmente.
Lo zio lo violenta e il cugino lo prende di mira con atti da bulletto, impedendo ogni tentativo di riportarlo ad una vita normale.
La cura arriva con un flipper, con il quale riesce a diventare il supercampionissimo riuscendo ad ottenere soldi, figa e fama. Mettiamoci anche una prostituta che gli da acidi.

Tommy comincia un processo di recupero, interviene un dottore che dice alla madre: “se vuoi comunicare con lui mettilo davanti ad uno specchio!”.

La madre risponde frantumando lo specchio di casa.

La rottura dello specchio gli fa riacquistare i sensi e lo riporta alla normalità. Da il via ad una sua religione ma poi viene mollato dai propri discepoli. Praticamente un ciclo perpetuo di tragedie.

Ragazzi concludo questa prima parte chiedendo scusa se vi ho spoilerato il film, ma a questo punto è necessario un esame di coscienza… se siete cresciuti senza aver mai ascoltato o visto Tommy non meritate il mio rispetto, perciò non rompete i coglioni.

The Beatles – White Album (parte II)

The Beatles - White Album

 

Si torna con la seconda parte dedicata ad una delle pietre miliari dei Beatles

Un brano del White Album al quale sono particolarmente legato è While My Guitar Gently Weeps di George Harrison.

E’ stata scritta a casa di sua madre mentre pensava ai concetti fondamentali dell’I-Ching (in soldoni è il libro dei mutamenti fondato sul concetto di casualità legata al destino) perciò l’input per il processo creativo si è basato sulla prima parola che ha letto aprendo un libro a caso (ovvero “Gently Weeps“). Posato il libro è cominciata la vera e propria opera di creazione.

Quando il prototipo di traccia è stato presentato in studio, l’idea di Harrison non viene presa seriamente dagli altri e così è risultato abbastanza difficile lavorarci seriamente, sino a quando George non ha deciso di coinvolgere il suo grande amicone Eric Clapton che ha fornito un contributo eccezionale sia in termini musicali che disciplinari (riuscendo anche a dare una calmata agli altri anarchici presenti in studio).

Happiness Is A Warm Gum è stata una canzone proibita dalle radio perché associata, non si sa per quale motivo, all’abuso di droga. A dire il vero John Lennon ha pensato di scrivere una canzone riguardante la copertina di un periodico, mostratagli da George Martin, intitolata “La felicità è una pistola calda” (concetto folle e guerrafondaio secondo Lennon e non solo).

Revolution 9 è una sperimentazione di alto livello da parte di Lennon – ispirato dalla tecnica di collage musicale espressa da Paul McCartney a tempo perso – fondata sull’utilizzo di 20 loop ricavati dall’archivio della EMI, da nastri di musica classica tagliati, incollati, e mandati all’indietro. Il “Number 9” ripetuto è stato estrapolato dalla voce di un tecnico e mantenuto perché ha richiamato una numerologia, e generato un aspetto simbolico, del tutto casuale in quanto Lennon è nato il 9 ottobre, ha vissuto al numero 9 di Newcastle Road e lo ha considerato come il numero più alto dell’universo (dopo il 9 si torna all’1).

Helter Skelter è una canzone proto-metal, creata da Macca che si è ispirato a delle parole di Pete Townshend ascoltate in radio. La ricerca di una canzone fuori di testa ha portato alla creazione di un brano realizzato nel pieno dell’isteria e della follia generale.

Praticamente Paul ha cominciato ad urlare e l’ha realizzata in quel momento.

La registrazione è avvenuta dopo un intera giornata di prove, supportate da uno straordinario Ringo Starr che termina la registrazione con un “I’ve got blister on my fingersssss” (“Ho le vesciche sulle dita”), vesciche procurate nel tentativo di far suonare il più forte possibile la sua batteria durante la sessione di registrazione.

Purtroppo questa canzone negli States è stata interpretata in maniera totalmente folle, in particolare Charles Manson ha identificato l’Helter Skelter come un segnale dell’apocalisse e ha fatto quel casino di cui tutti siamo a conoscenza (se non lo sapete c’è wikipedia).

Menzione finale va a Savoy Truffle grande canzone scritta da Harrison e che tratta della passione di Clapton per i cioccolatini, che vede al sax la partecipazione di Ronnie Ross (maestro sassofonista di David Bowie).