Gong – Flying Teapot

Gong - Flying Teapot

Have a cup of tea, have another one, have a cup of tea.
High in the sky, what do you see?
Come down to Earth, a cup of tea
Flying saucer, flying teacup
From outer space, flying teapot

La “teiera volante” è in viaggio nello spazio, ricolma di gnometti provenienti dal pianeta Gong e pronti ad offrire una tazza di te a chiunque la desideri.

Al primo ascolto – se dei Gong siete digiuni – esclamerete un sincero quanto perplesso “ma che cazz…???”

A dire il vero, credo sia una reazione più che comprensibile, quando ti trovi dinanzi un puttanaio di idee. Idee distanti numerosi parsec l’una dall’altra e tenute assieme da massicce dosi di LSD e grazie alle evoluzioni musicali di Malherbe, Blake e Hilllage capaci di fondere scale arabe, musica cosmica e jazz.

Flying Teapot è un titolo che lascia presupporre una grande fertilità creativa – qualità di cui Daevid Allen sicuramente non peccava – e mette in mostra tutto l’estro fantasioso dei Gong, nel primo capitolo della trilogia Radio Gnome Invisible pensata con Giorgio Gomelsky (Invisible da pronunciare rigorosamente in francese). Flying Teapot (album per il quale Allen ha anche illustrato la cover ed ispirato alla teoria della teiera di Russell) è la sublimazione di un’idea musicale che vede mischiare psichedelia della west coast e scena canterburina, in una propria visione cosmologica (conosciuta come Mitologia dei Gong [approfondirei ma ci sarebbe da scriverne un trattato ndr]) che va oltre il fantasy e nella quale i principali attori sono gnomi spaziali (pot head pixies), streghe (Yoni), eroi (Zero) ed il consumo cospicuo di te (corretto talvolta con droghe magiche)… insomma tutti gli attori previsti da Propp nella morfologia della fiaba.

Di Allen ho già parlato nell’articolo dedicato al primo album dei Soft Machine, penso che abbiate avuto modo di capire che tipo fosse, un uomo formatosi con le esperienze, i viaggi e le persone incontrate, come quando a Parigi ha avuto modo di incontrare Burroughs o di lanciare un progetto di poco successo con Terry Riley [possiamo anche immaginare il motivo ndr].

Parigi può essere sintetizzata però come la fine dei Soft Machine e l’inizio dei Gong, reso possibile dall’incontro con Gilli Smyth; Daevid quindi vede e rilancia le sue fiches in un progetto diverso – ma non per questo meno affascinante – da quello dei Soft Machine (probabilmente se Allen fosse stato ancora nei Soft, non ci sarebbe stato l’effetto domino che ha spinto Ayers verso altri lidi, con conseguente mutazione dei Soft Machine nel sound e nell’animo che ha condotto all’estromissione di Robert Wyatt).

Sono certo che ascoltando Flying Teapot canticchierete – per tutto il giorno- sovrappensiero ed in allegria il jingle “Banana, nirvana, mañana“, un predecessore di Hakuna Matata, con quella psichedelia in più che lo rende maggiormente efficace del ritornello di Timon e Pumbaa.

E se mai doveste sentirvi dispersi, impauriti e non riusciste a trovare una persona in sintonia con le vostre idee ricordate

“Radio Gnome è una frequenza segreta con la quale le persone affini riescono a sintonizzarsi immediatamente con le idee degli altri”
Parola di Daevid e dei pot head pixies a bordo della loro flying teapot.

Annunci

Depeche Mode – Violator

depeche-mode-violator

Godere del silenzio è una pratica oramai desueta, si parla sempre di più e talvolta le parole diventano violente, ognuno si sente legittimato ad esporre il proprio pensiero, senza filtri e/o cognizione, senza avere consapevolezza delle proprie parole. Enjoy the Silence non vuol dire unicamente godere del silenzio, ma anche riflettere prima di parlare, significa pensare se è veramente necessario sprecare il fiato. Il videoclip – targato tu-sai-chi Corbjin – ritrae un Gahan modalità Piccolo Principe, in cerca di un posto tranquillo nel mondo dove potersi sedere. Alla fine lo trova il posto – dopo aver girato le highland scozzesi, la costa portoghese e le Alpi svizzere – giusto in tempo per la fine del video che si conclude con il Piccolo Dave che si mette l’indice davanti la bocca e ci intima di goderci il silenzio.

Ho cominciato con un pezzo da 90 e proseguo sulla stessa lunghezza d’onda, Gore è sugli scudi e diciamo che la sua inclinazione alla scrittura è facilitata da qualche bicchiere di troppo, ma anche da letture interessanti come Elvis ed Io di Priscilla Presley:

“è una canzone sull’essere Gesù per qualcun altro, qualcuno che ti dia speranza e attenzione. E su come Elvis Presley fosse l’uomo ed il mentore di Priscilla, di ciò che molto spesso capita nelle relazioni […]”  così nasce il Personal Jesus.

Il tappeto musicale blues e la voce di Dave Gahan rendono la canzone una delle più belle ma anche una delle più violentate della storia della musica. Si salvi Johnny Cash ma tutto quello che ne è venuto dopo – come per Enjoy The Silence – spinge a pensare che il titolo del disco – Violator – si riferisca a chi ha saccheggiato e deturpato sino alla nausea queste due canzoni.

“negli ultimi 5 anni abbiamo utilizzato la seguente formula: mia demo, un mese di studio e poi il pezzo era pronto. Il nostro primo singolo degli anni ‘90 avrebbe dovuto nascere in maniera diversa” così Gore spiega l’approccio al nuovo disco, fa perciò pervenire delle demo meno complete sulle quali intervenire in maniera più pesante.

E lo capiamo sin da subito con World in My Eyes che ammicca all’elettronica stile Ultravox ma con suoni evoluti, asciutti e secchi – che troveremo poi in Zero dei Bluvertigo – si tratta del brano preferito da Andy Fletcher.

Violator suona così anni ‘90, ma non in senso negativo – tipo East 17 o robe del genere – lo fa gettando al popolo un modo diverso di intendere l’elettronica, con campionature meno rozze, un suono a tratti piuma a tratti ferro. In questo le sessioni degli studi di Milano hanno contribuito ad ampliare la gamma dei suoni a disposizione. “Abbiamo registrato la maggior parte del disco a Milano, ed è stato veramente divertente. Non so come sia stato possibile completare il lavoro, eravamo quasi sempre in giro per party notturni e non ricordo nulla. […] mentre in Danimarca eravamo nel bel mezzo del nulla, perciò fu più semplice completare il mixaggio“.

Dopo Music For The Masses e Black Celebration la stampa di settore aspetta al varco i Depeche Mode che riescono ad alzare ulteriormente l’asticella. Personalmente non percepisco Violator come un disco superiore ai precedenti, ma sicuramente la maturazione e la crescita sono tangibili tanto da far ricredere i critici albionici. La rivalutazione dei Depeche Mode è totale, da pseudo-band per sfigati elettronica a catalizzatore di masse e macchina di hit.

Ma logicamente Gahan, Gore, Wilder e Fletcher sono molto più di una macchina da hit, loro sono la storia dell’elettronica recente. Signori ecco a voi i Depeche Mode.

Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness

Smashing Pumpkins - Mellon Collie And The Infinite Sadness

Devo ammetterlo, non mi sono mai stati simpatici… con superbia e conoscendoli superficialmente li ho sempre reputati sopravvalutati e noiosi. C’è un però in questo preambolo… mi sono dovuto ricredere, ho ascoltato in maniera attenta Mellon Collie And The Infinite Sadness cercando di comprenderlo – calandomi nella realtà storica nella quale è stato concepito – e andando oltre le sonorità, scoprendo sfumature che mi hanno spinto a scrivere questo pezzo e rimanendo piacevolmente sorpreso dalla riscoperta di questo album.

Voi direte: A me che perché dovrebbe fregare qualcosa di tutta ‘sta introduzione?

Niente, semplicemente non avevo la minima idea di come cominciare questo articoletto.

La durata del disco porta gli Smashing Pumpkins ad optare per una struttura dello stesso suddivisa in fasi: Dawn, Tea Time, Dusk, Twilight, Midnight e Starlight. Da questa composizione articolata nasce il paragone che Corgan – con modestia – sostiene fermamente: “Mellon Collie è il The Wall della Generazione X“.  Ci può stare.

L’aurora splende di luce propria con Tonight, Tonight, primo vero sussulto del disco, brano scritto durante il tour di Siamese Dream. Un crescendo marziale, cinematografico ed emotivamente di grande impatto che ben si coniuga con la voce nasale,  a tratti cacofonica di Corgan.

Tonight, Tonight – segue la strumentale Mellon Collie And The Infinite Sadness – resta ben impressa nella mente di chi era teenager negli anni ‘90 per il memorabile videoclip – tributo a Viaggio nella Luna di Georges Méliès.

Ma perché proprio Méliès? La scelta risiede nella copertina dell’album, in una immagine coordinata che sapientemente gli Smashing Pumpkins hanno costruito per questo disco – difatti l’artwork è una fusione tra il l dipinto di Santa Caterina d’Alessandria (realizzato da Raffaello Sanzio) e La Fedeltà di Jean Baptiste Greuze – che ispira decisamente le tipiche figure del cinema muto e fa scopa con le scenografie di Méliès.

Si prosegue con Zero, e con le sonorità ereditate da Siamese Dream, tant’è che effettivamente è stato il primo brano ad essere registrato per Mellon Collie, oltre ad esser stato scritto durante il tour del precedente album. Più che al brano, vero e proprio, l’aneddoto è legato al vestiario di Corgan; gli Smashing Pumpkins stavano attraversando il periodo della pubertà in cui si dovevan stravolgere il guardaroba per sembrar fighi e alternativi e allora succede sta cosa che Corgan trova ‘sta maglia con su scritto Zero che boia dé adesso è famosa un bel po’ e vale un sacco di danari.

La maglia venne prodotta da una compagnia di skaters di nome Zero Skateboards, e di li a poco fu fuori produzione. C’è chi pensa che l’utilizzo della maglia fosse una trovata promozionale legata al brano Zero e chi invece crede che Zero fosse un supereroe creato da Corgan basato su sé stesso (quest’ultima teoria sembra sia stata confermata da Corgan poco dopo la realizzazione dell’album del 2000 Machina/The Machines of God).

Fortunatamente sembra che Billy Corgan ne possieda diverse, ciò gli permette di mantenere lo stesso outfit di venti anni fa.

Va bè, fatto sta che viene indossata per la prima volta nel videoclip di Bullet with Butterfly Wings, ultima testimonianza videoclippistica dei capelli di Corgan e primo singolo estratto dall’album e apertura del lato Dusk (crepuscolo). Anche per questo brano si è andati a pescare dal periodo Siamese Dream (lo si può intendere dalle sonorità), ci sono sessioni e registrazioni in loop del 1993 che testimoniano la genesi di questo brano e del suo celebre riff di chitarra.

Ho fatto riferimento più volte all’era di Siamese Dream in quanto a cavallo tra la fine del tour e l’inizio delle registrazioni di Mellon Collie, Corgan ha scritto la bellezza di 56 brani… WOW.
Vabè l’ultimo di questi è stato 1979. Corgan lo considera come il brano più intimo di tutto l’album in quanto racconta il passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza, la delicatezza e la tenerezza con la quale imprime i suoi ricordi da dodicenne (lui è del 1967) nel brano sono perfettamente riscontrabile nel sorriso genuino e nei momenti che ci mostra nel videoclip.

Mellon Collie è un disco infinito, un falso-piano all’apparenza piatto, ma quando lo affronti ti coinvolge, ti prende e ti accompagna per tutta la durata in un mondo sospeso, etereo. E’ una colonna sonora, è come vivere in una fotografia e per questo non voglio proseguire nel racconto ma credo sia giusto fermarsi con 1979.