Nada – Ho Scoperto Che Esisto Anche Io

La bellezza della musica risiede anche nelle storie e nelle connessioni, in tutte quelle collaborazioni che si sono realizzate fugacemente, nascoste agli occhi attenti perché poco pubblicizzate.  Uno dei principali motivi per cui ho deciso di iniziare pillole è stato proprio quello di raccontare le relazioni che intercorrono tra i personaggi del mondo musicale, cercando di raccontare il tutto in maniera gradevole. 

Ecco, con Ho Scoperto Che Esisto Anche Io, si apre un capitolo a me caro, perché si affronta un capolavoro di rara bellezza ed intensità nel quale mi sono imbattuto con tutta la casualità del mondo, mentre approfondivo la biografia di Piero Ciampi

Ho scoperto che esiste anche questo album e ne sono veramente contento, perché ha un valore enorme nella discografia italiana, segna il cambio di passo da parte di Nada che abbandona la strada sicura da interprete di canzoni “pop”, per mettersi in gioco e sperimentare percorsi artistici mai affrontati prima. Dopo questo disco, Nada capisce che deve evolversi in autrice e non solo interprete. 

Ma è anche un lavoro che vede uno sparring partner di tutto punto, quel Piero Ciampi che dopo Io e Te Abbiamo Perso La Bussola, ignora sciaguratamente tutte le chiamate di Ornella Vanoni, auto-sabotando le possibilità di un successo economico e commerciale. Ciampi non ascolta le sirene per dedicarsi a una sua conterranea, quella Nada Malanima, ragazzina irrequieta, con la quale Ciampi stabilisce un rapporto familiare e ne riconosce uno spirito analogo, tendente all’autodistruttività e per questo bisognoso di supporto. 

Una decisione forte, artisticamente rilevante. Non che scegliere Ornella Vanoni fosse un passo indietro, ma probabilmente la produzione artistica di Ciampi (in combutta con l’indivisibile Gianni Marchetti) avrebbe peccato di genuinità nel confrontarsi con una artista poco empatica con il suo modo di essere. Il riconoscere Nada come sua pari, tocca le corde giuste e agevola lo sviluppo creativo in fase di scrittura. 

Non è un caso che il modo di interpretare i brani da parte di Nada sia così vicino a quello di Ciampi stesso, dimostrando un’affinità a tratti copia carbone: è come se i due si specchiassero l’uno nell’altra. Perciò quando il disco parte sulle note di Confiteor non si può non avere un sussulto nel sentire Nada partire con un gramelot sul filo della follia, con una base musicale alla David Axelrod, proseguendo con una conversazione più che con un canto, lasciando fluire parole su parole che crescono diventando pesanti e magnetiche.  

I temi affrontati sono tosti, come solito di Ciampi, e l’interpretazione non è da meno, credibile e veritiera per essere compiuta da una ventenne (Nada ha esordito a quasi 16 anni a Sanremo e ha già le spalle belle grandi), che sembra più donna che ragazzina. Ma in fondo oltre quarant’anni fa si era costretti a diventare adulti precocemente.  

Ho tralasciato che Nada ha conosciuto Ciampi a 18 anni, ha dichiarato di non ricordare molto del periodo di costruzione di Ho Scoperto Che Esisto Anche Io, ma i due hanno convissuto un paio di anni, in amicizia, conoscendosi a fondo. Ciampi si è dimostrato un maestro nei suoi confronti, indicandole la strada da percorrere per avere “tutte le carte in regola”, ma capendo anche – durante il periodo trascorso insieme – chi fosse Nada, trovando le parole adatte per rappresentare i suoi pensieri su nastro. 

Curioso citare anche un altro aspetto legato a questo stupendo disco: la title-track, che chiude il disco e riassume le tematiche dello stesso, è ufficialmente ispirata a The Great Gig In The Sky, in quanto Nada, grande appassionata dei Pink Floyd, portò in studio il disco facendolo ascoltare a Gianni Marchetti, che nonostante la formazione classica apprezzò di buon grado questa influenza musicale introducendola nell’arrangiamento. 

Ho Scoperto Che Esisto Anche Io è un disco completo, variegato, che scorre via bene, un capolavoro da riportare in auge, con dei pezzoni tra i quali Ma Chi Dorme Insieme A Me, capace di farti sorridere per il trasporto che Nada trasmette, o Come Faceva Freddo, così violenta e disperata, un fiume in piena di emotività. Senza entrare ulteriormente addentro al disco, dovete ascoltarlo e basta, fate un tuffo negli anni ‘70, rivivete queste atmosfere perché questo album è come una macchina del tempo… e pensare che vendette talmente poco che le numerose copie rimaste furono mandate al macero. Ascoltatelo, fidatevi, ne gioverete. 

Elio E Le Storie Tese – Eat The Phikis

Elio E Le Storie Tese - Eat The Phikis

Perché Eat The Phikis?

Credo che qualitativamente abbia toccato delle vette che difficilmente sono state raggiunte dagli Elii negli anni successivi, ma soprattutto perché risulta l’ultimo album in studio con l’amato Feiez, che come contributo creativo ha sempre avuto un peso specifico non trascurabile.

Eppoi perché ho amato tantissimo la copertina dello squalo con l’apparecchio ed ho consumato la musicassetta [già…] nella mia Twingo verde mela, mentre da adolescente macinavo chilometri nelle nottate di cazzeggio. Un album al quale sono profondamente legato perché ci sono cresciuto… in particolare sono affezionato alla Terra Dei Cachi, brano che ha contribuito all’effettiva consacrazione degli Elio E Le Storie Tese, con il conseguimento del disco di platino in poche settimane dalla pubblicazione di Eat The Phikis.

Un brano che fotografa l’Italia del passato, presente e futuro, con una dovizia di particolari meravigliosa. Una struttura che strizza l’occhio agli stilemi pop-folk dello stivale (Papaveri e Papere di Nilla PizziUna Lacrima Sul Viso di Bobby SoloLa Donna Cannone di De Gregori), con un vorticoso e frenetico uso di calembour che è impossibile non amare. Accettata al festival di Sanremo, rischia seriamente di vincere. Già, rischia, perché anni dopo si è scoperto che la vittoria è stata ottenuta veramente sul campo.

Proprio loro, quelli che 4 anni prima suonavano fuori dall’Ariston, al Controfestival, prendendo per culo alcuni partecipanti parodiando le loro canzoni (come dimenticare Ameri, Sono Felice o le versioni di Vattene Amore e Verso L’Ignoto), per un pelo non vengono classificati vincitori al concorso da loro schernito. Oltre ciò, Elio E Le Storie Tese hanno avuto il merito di vivacizzare un concorso imbolsito e ingessato, con esibizioni degne di memoria:

  • Una serata Elio si presenta con il braccio finto;
  • L’ultima esibizione avviene con la band travestita da Rockets;
  • Durante la penultima serata si compie la meraviglia, quando anziché proporre un estratto da un minuto del proprio brano, propongono il brano quasi per intero eseguendolo velocissimamente (in 55” per essere precisi, che potete ascoltare a chiusura del disco in Neanche Un Minuto di Non Caco, citando Lucio Battisti).

Fuori concorso si classifica la versione, altrettanto spettacolare, con Raul Casadei; un taglio in salsa balera che rende il brano ancora più nazionalpopolare, nonostante voglia di fatto buggerare quello stereotipo. La Terra Dei Cachi segna anche l’inizio del sodalizio tra gli Elii e il maestro Vessicchio.

Concettualmente Eat The Phikis si conferma come un’evoluzione dei precedenti album, pertanto nella scelta di un brano quale Burattino Senza Fichi possiamo scorgere l’eredità della favoletta del Vitello Dai Piedi Di Balsa, dove il protagonista è un Pinocchio adolescenziale su cui facili si sviluppano dei doppi giochi (tra i quali il fatto che sia stato fatto con una sega e altri divertenti cliché).
Mentre T.V.U.M.D.B. racconta l’ennesima sfaccettatura della donna, quella romantica e giovane, interpretata da Giorgia che sogna il bomba dei Take That (Gary Barlow)sulla base della melodia di After The Love Has Gone degli Earth, Wind and Fire (band citata a detta di Faso per non cadere nel plagio). C’è il tempo anche per salutare Piattaforma ed il famoso PAM (“Senti come grida il peperone?”). Il meraviglioso assolo di sassofono eseguito da Feiez in questo brano, aprirà il successivo Craccracriccrecr in sua memoria.

I cameo sono ormai consuetudine e alcune ospitate sono consolidate, come nel caso di Enrico Ruggeri che appare in Lo Stato A, Lo Stato B, presenziano al disco anche Aldo (dal trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo) in Mio Cugino, il meraviglioso James Taylor (in First Me, Second Me che interpreta Peak Of The Mountain, storico brano composto agli inizi di carriera dagli Elii dal testo tradotto in un inglese maccheronico ma reso immortale dal cantautore di Boston) ed Edoardo Vianello in Li Mortacci, brano compendio nel quale vengono citati i grandi morti dell’universo musicale all’interno di uno stornello romano che sembra eseguito direttamente a La Parolaccia.

Nello specifico vengono citati

  • er Chitara: Jimi Hendrix 
  • er Mafrodito: Freddie Mercury 
  • er Rastamanno: Bob Marley 
  • er Guardiano der Faro: Federico Monti Arduini 
  • er Pelvicaro: Elvis Presley 
  • ‘a figlia der Pelvicaro: Lisa Marie Presley
  • er Trilleraro: Michael Jackson 
  • er Canaro: malvivente della Magliana (alla cui figura è stato ispirato il film diretto da Garrone Dogman)
  • er Lucertolaro: Jim Morrison 
  • er Quattrocchi Immaginaro: John Lennon 
  • er Tromba: uno tra Louis Armstrong, Miles DavisChet Baker (giudicando la morte violenta direi proprio quest’ultimo)
  • er Vedraro: Luigi Tenco 
  • l’Impiccato: Ian Curtis 
  • er Fucilense: Kurt Cobain  
  • er Piscina: Brian Jones 

(grazie infinite a marok.org per la lista)

Per citare altri easter egg degni di nota, al termine di El Pube, viene raccontata una barzelletta tramite il MacinTalk della Apple. L’effetto ottenuto è quello del Central Scrutinizer, narratore di Joe’s Garage, (uno dei vari inchini al grande idolo della band, Frank Zappa). Altra checca… ups chicca, è presente in Omosessualità, un trash metal che vede Elio al basso, in quanto Faso si è rifiutato di interpretare il brano per l’odio nei confronti di questo genere musicale. Omosessualità, apprezzato e di molto dai circoli omosessuali per l’onestà intellettuale e l’apertura mentale (nonostante il linguaggio crudo), si è aggiudicato il premio dal circolo di cultura Mario Mieli.

Il brano simbolo – però – gli Elii lo piazzano alla fine, quel Tapparella che narra il dramma del ragazzino eterno complessato, sfigato, bullizzato e pisciato da chiunque alla festa delle medie. Uno spleen [d’altronde in Eat The Phikis è presente anche il brano Milza ndr] decadente di frustrazione totale che si conclude in un’estasi collettiva dal momento che il ragazzetto scioglie l’aspirina nell’amarissima aranciata. Il brano è un omaggio palese ad Hendrix con Little Wing ed Hey Joe che dominano il tema musicale iniziale.

Tapparella è un inno generazionale per chi è stato underground; inno con il quale gli Elii hanno chiuso concerti dal 1996 al 2018 e che dal 1999 è la consuetudine con la quale viene salutato ogni volta il vuoto enorme lasciato dal grande Panino: Paolone Feiez.

FORZA PANINO!

Ebbene sì! Non smetterò mai di ringraziare infinitamente il sito Marok.org dal quale ho attinto diverse informazioncine preziose. Come di consueto, se voleste approfondire, consiglio vivamente di spulciarvi tutte le chicche che i ragazzi hanno raccolto.

http://www.marok.org/Elio/Discog/phikis.htm